Mafia. Ma quanto è largo il cerchio attorno a Matteo Messina Denaro?

A fronte dei numerosi periodici blitz antimafia contro i (tanti) fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, i giornali fanno sempre più ricorso ad una metafora più o meno efficace, immaginando che il cerchio attorno alla primula rossa di Cosa nostra si stia man mano stringendo. Un modo come un altro per auspicare che, prima o poi, finalmente il superboss venga acciuffato e consegnato alle patrie galere. Ma la domanda sorge spontanea: quanto è largo questo cerchio? Sì, perché, stringi stringi, dopo centinaia di arresti e qualche miliardo di euro di patrimoni sequestrati, l’attuale capo dei capi è tuttora imprendibile, alimentando naturalmente leggende metropolitane e punti interrogativi.

Il destino nel nome. O, meglio: nel cognome, se è vero che la sorella di Matteo, Patrizia, condannata a 14 anni e mezzo di carcere nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia “Eden”, fu intercettata dagli investigatori mentre, rivolgendosi ad un’altra donna, le disse: “Mi chiamo Messina Denaro, e a me non mi rompe niente nessuno”. Solo una leader poteva parlare così. Lo sostengono anche i giudici della Corte d’appello di Palermo nelle motivazioni della sentenza che ha registrato un aggravamento della pena di un anno e mezzo nei confronti della donna rispetto alla pena inflittale in primo grado. Quello di Patrizia Messina Denaro viene definito un “ruolo di prim’ordine in seno alla famiglia criminale, dimostrando un inserimento stabile e sistematico nell’organizzazione mafiosa”. Insomma: per i magistrati la sorella del boss può essere considerata a tutti gli effetti una donna d’onore: gestiva e suddivideva i guadagni del clan, ma soprattutto faceva da anello di congiunzione tra il fratello e l’ambiente criminale, di cui il marito Vincenzo Canicola e il capo dei supermercati Giuseppe Grigoli facevano parte.