Randagismo. Oggi il comune spende 270 mila euro per i canili. L’Anta disponibile a realizzare (a proprie spese) un rifugio sanitario

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Ieri durante il convegno dal titolo “Oltre il randagismo”, l’associazione Anta ha rilanciato la propria proposta per realizzare, “a costo zero”, un rifugio sanitario per cani su un terreno di proprietà del Comune. Un’operazione che permetterebbe di evitare il ricorso sistematico al canile (pubblico o privato che sia) come impostazione culturale. In tale direzione l’Anta (Associazione Nazionale Tutela dell’Animale) che ha in Anna Maria Friscia la sua rappresentante sul territorio, si propone di intervenire con un investimento per il quale al comune non si chiederebbe un solo centesimo di compartecipazione, ma la possibilità, per un certo numero di anni, di gestire la struttura attraverso il riconoscimento di una quota per singolo cane ospite, fino alla copertura delle spese. Successivamente il rifugio diventerebbe di proprietà del comune. Un’ipotesi promossa già da qualche anno, ma che ha visto il comune di Sciacca ancora incerto. Ieri l’assessore Paolo Mandracchia, presente in Sala Blasco, ha detto che questa ipotesi verrà esaminata. Nei luoghi dove i rifugi sanitari funzionano (ieri sono state illustrate le esperienze nelle Marche e in Abruzzo) il fenomeno del randagismo si è drasticamente ridotto. L’obiettivo dell’Anta, infatti, è quello di pianificare un ampio programma di sterilizzazione dei cani, e di favorire le adozioni, anche a livello internazionale. Il veterinario Roberto Scarcella ha detto che occorre distinguere tra cani “randagi” e cani “vaganti”. Questi ultimi hanno regolarmente un padrone, il quale li lascia liberi per tutto il giorno per poi riaccoglierli in casa alla sera. Il randagio da solo non è nemmeno pericoloso, perché normalmente è diffidente. Ma quando si formano i branchi, incentivati anche da coloro che nutrono questi animali, allora il pericolo è più concreto. “Chi pensasse che tenere 50 cani in un ambiente domestico, al chiuso di un appartamento, non ama gli animali, anzi, li fa stare male”, ha detto infine Bruno Mei Tommasi, presidente nazionale dell’Anta.