Dal “Satyricon” di Petronio al “Trazzera Friends” (di ignoti): esplode su Facebook l’umorismo in salsa sciacchitana

Il legame tra Sciacca e la satira è secolare. Non è un caso, d’altronde, che la patria del Carnevale (soprattutto quella del copione allegorico) risieda proprio da queste parti. Lo sfottò al potente (ma anche no) è un must nell’era moderna. I saccensi, si sa, ne sono specialisti. Certo, come le ciambelle, non tutte le battute riescono col buco, e non tutti i destinatari dell’ironia ne colgono l’essenza, diciamo così, culturale. Poi ci sono taluni protagonisti della vita pubblica particolarmente permalosi. È per non dare ai più suscettibili destinazioni specifiche che su Facebook sono nati nel tempo alcuni emuli di Petronio, celati però dietro l’anonimato. Niente di grave, s’intende. Ma tra “Satyricon” e la pagina “Trazzera Friends”, splendida autoironica traduzione della natura saccense, la strada è lunga. Almeno un paio di migliaia di anni. Pagine che hanno giocoforza riattivato quelle nate e poi sospese, nel solco di una tradizione millenaria che suggella un principio dell’incostanza che caratterizza il saccense. Oshacchitanu è un’altra pagina che c’era anche lo scorso anno, mentre sembra più recente quella denominata Average Schiacchitanu Guy, che anche nel nome sembra voler richiamare il cartone per adulti Family Guy, che viene spesso ripreso (e doppiato) con protagonisti gli stessi personaggi. Nel mirino di questa satira, tutto sommato gradevole, ci sono politici, giornalisti e personalità dello spettacolo locale. A giganteggiare c’è sempre lui: il Carnevale di Sciacca, protagonista tutto l’anno di un elettroencefalogramma che si muove al ritmo di sette ottavi. È complicato tenere alta la tensione del sorriso. Talvolta è un ghigno amaro, soprattutto quando si scherza con i drammi atavici di Sciacca: dalle Terme al teatro. Ma è un divertissement, quello offerto da questi siti, che consacra all’ironia uno stile di vita, con annesso l’invito agli astanti di smetterla di prendersi così tanto sul serio. Ed è così che sul monitor del ginecologo che fa l’ecografia non spunta alcun feto ma il pensiero fisso del nascituro, a rivelarne l’identità: una bella tabisca saccense.