Storia. Tre protagonisti della vita pubblica del dopoguerra: Molinari, Berti e Segreto, da sindaci a senatori della Repubblica

La storia di Sciacca, si sa, è ricca di cultura e di protagonisti di primissimo piano della vita pubblica. Tra questi c’è sicuramente la figura del napoletano Giuseppe Berti, partigiano e studioso, il primo sindaco di Sinistra della Sciacca del dopoguerra, colui che nel 1956 interruppe il dominio fino ad allora incontrastato di undici anni da primo cittadino dal democristiano Giuseppe Molinari. Comunista, Berti fu, insieme al senatore Mimmo Segreto, il leader di quel blocco del Popolo (PCI e PSI) che a metà dei Cinquanta si aggiudicò le elezioni amministrative a Sciacca (i seggi in Consiglio comunale si attribuivano ancora col sistema maggioritario) sconfiggendo proprio la DC. Berti fu partigiano e tra i leader socialisti che nel 1921 a Livorno aderirono alla scissione e alla nascita del Partito Comunista d’Italia. Fu un grande intellettuale, grande antifascista, era venuto in Sicilia come studente universitario a Palermo. Era deputato alla Camera dal 1948 quando divenne sindaco. Nel 1958 fu eletto al Senato. Fu genero del grande sindacalista della CGIL Giuseppe Di Vittorio. Morì nel 1979.

Il posto di Berti, come sindaco di Sciacca, fu preso nel 1957 da Mimmo Segreto. Fu nel principio dell’alternanza all’interno della coalizione che si era aggiudicata le elezioni amministrative. Maestro elementare, Segreto si distinse per la sua popolarità tra i ceti più deboli, e da rappresentante socialista a Palazzo Madama (fu eletto la prima volta nel 1968) occupò anche la carica di vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia. A Sciacca il blocco popolare non riuscì a restare in sella, e dopo appena due anni dall’inizio del mandato dovette fare le valigie. Mimmo Segreto sarebbe stato sindaco altre due volte: nel 1965 e nel 1967. Rieletto sempre senatore, si candidò per l’ultima volta nel 1983. È scomparso nel 2010.

Giuseppe Molinari fu il primo sindaco di Sciacca dopo la fine della seconda guerra mondiale. Correva l’anno 1945. Il giovane avvocato aveva appena 33 anni. Avrebbe lasciato lo scranno più alto del Palazzo municipale di Sciacca undici anni dopo. Ma Molinari sarebbe tornato a rivestire la carica di primo cittadino anche per alcuni mesi nel 1980. Al Senato Molinari fu eletto la prima volta nel 1953, nel collegio di Sciacca, e fu rieletto per le successive due legislature. Pur da posizioni politiche assolutamente contrapposte, Molinari fu un grande amico di Accursio Miraglia, il leader sindacale ucciso dalla mafia degli agrari nel 1947. A lungo fu presidente della poi defunta Azienda di cura soggiorno e turismo. Un leader della Democrazia Cristiana, che ebbe il compito di ricostruire il territorio dopo gli eventi bellici.

Tre personalità che, pur nelle differenze pratiche oltre che sostanziali, hanno rappresentato una parte della storia più recente di Sciacca.