La festa di San Giuseppe rilanciata a Caltabellotta con la collaborazione dell’istituto Alberghiero di Sciacca

La festa di San Giuseppe è una delle feste più antiche e sentite nel meridione, in Sicilia viene venerato in tutti  i paesi e città, viene portato in processione in un centinaio di paesi, in alcuni e anche il patrono  e il protettore. La caratteristica  comune di queste manifestazioni sono le tavole o altari di San Giuseppe, dove l’elemento comune e il pane. Negli altari che si allestiscono, che anticamente avevano un duplice scopo, quella di catechizzare i fedeli e di sfamare i bisognosi, visto che San Giuseppe  è  considerato il Padre della Provvidenza, otre al pane si mette ogni sorta di bene dalle verdure ai dolci, dalle erbe amare alla frutta, dal pesce alla frutta secca, l’unica cosa che non si deve mettere sono i piatti a base di carne. Secondo alcuni si debbono mettere 101 pietanze diverse. Anche Caltabellotta non sfugge a questo fascino  legato alla festa di San Giuseppe. Negli ultimi decenni la festa per cause diverse vuoi per una modernità che avanza, vuoi per un depauperamento demografica, aveva subito una restrizione che se non si interveniva poteva portare alla sua fine. Da circa  sei anni il comitato dei rettori, supportato dal circolo Anspi, dalla Fic dall’ Istituto Alberghiero e Agrario Amato Vetrano, con la partecipazione del professore Giovanni Montemaggiore e di altri docenti e chef, e degli alunni dello stesso istituto,  e dell’ istituto Roncalli, e delle confraternite di Caltabellotta, ha rilanciato la festa riportando alla antica gloria la festa. Quest’anno oltre all’ altare Principale dei Rettori  le confraternite e la  la sezione  di Caltabellotta dell’ Istituto Comprensivo Roncalli di Burgio, hanno allestito altri sette altari con tema “Le sette Gioie e dolori di San Giuseppe”.