Franco Valenti: “Manifesteremo a Roma perchè a Santa Margherita c’è una ferita ancora aperta”

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Manifestazione a Roma “Una ferita ancora aperta”. A cinquantuno
anni dal terremoto Santa Margherita di Belìce torna a manifestare.
Il prossimo 15 gennaio, nel giorno del 51simo anniversario del sisma
del 1968 che portò lutto e distruzione nella Valle del Belìce, il Consiglio
comunale di Santa Margherita di Belìce si riunirà, alle 10,30, in Piazza Montecitorio.
Un’iniziativa simbolica, che negli intenti del sindaco del piccolo
comune belicino, Franco Valenti “mira da un lato a mettere in evidenza
la continua disattenzione della classe politica nazionale su una vicenda
ormai imbarazzante, e dall’altro a far comprendere all’opinione
pubblica italiana, spesso volutamente disinformata, la vera storia del
terremoto del Belìce. Rivendicheremo con forza – aggiunge Valenti –
i diritti di una laboriosa comunità bistrattata, offesa ed abbandonata”.
La singolare seduta consiliare in trasferta romana vuole
rappresentare una protesta formale nei confronti del Parlamento
per la mancata previsione di somme, all’interno dell’ultima legge di
Bilancio, necessarie al completamento della ricostruzione.
Il sindaco di Santa Margherita si è rivolto con una lettera al
presidente della Repubblica Sergio Mattarella per invocare il suo
aiuto.
“Ho preso spunto dal suo discorso di fine anno – scrive Valenti – per mettere in
evidenza ciò che per noi è una ferita ancora aperta, quella che vede un
popoloso quartiere del mio comune tutt’oggi senza opere di
urbanizzazione primaria e 84 prime unità abitative ancora da
ricostruire”.
Il sindaco evidenzia poi che la comunità aveva sperato, a seguito della
visita dello scorso anno di Mattarella a Partanna per il 50simo
anniversario del sisma, che il nuovo Governo potesse rimettere in
agenda la questione Belìce.
“Purtroppo così non è stato – scrive Valenti – anzi, la nuova Finanziaria, come quelle dei governi precedenti, ha continuato a non prevedere alcuna somma per il completamento della
ricostruzione, mortificando ancora una volta le legittime aspettative
dei miei concittadini”. Nella città incompiuta di Santa Margherita di Belìce
un intero quartiere si ritrova ancora con pozzi neri al posto della rete fognaria,
cavi volanti e luci da cantiere al posto delle linee elettriche. Autobotti
che suppliscono all’assenza della rete idrica. Banchi di terra al posto di
strade e marciapiedi. “A Santa Margherita di Belìce – conclude Valenti –  dopo più di mezzo secolo dal sisma, lo Stato continua ad essere assente e la ferita è ancora aperta”.