Prendono atto del lavoro svolto dalle maestranze del Carnevale, apprezzano la loro attività, ma per il futuro chiedono che la festa non si programmi in periodo di Quaresima.
La presa di posizione e del vicario forando, don Alessandro Di Fede Santangelo, e dei sacerdoti della città di Sciacca.
“In questi giorni – scrivono i sacerdoti – abbiamo raccolto le riflessioni, talvolta anche le fatiche interiori, di tanti fedeli e cittadini riguardo allo svolgimento delle manifestazioni carnevalesche in tempo di Quaresima”.
“Desideriamo anzitutto – aggiungono – esprimere sincera stima e riconoscenza verso quanti, con passione e sacrificio, lavorano per il Carnevale: i carristi, gli artisti, i giovani impegnati nelle esibizioni e tutte le persone che, anche attraverso questa tradizione, contribuiscono alla vita culturale e sociale della nostra città.
Il Carnevale è parte della storia e dell’identità di Sciacca e la Chiesa non ne disconosce il valore umano e comunitario”.“Proprio per questo – continuano – riteniamo importante custodire anche il significato dei tempi liturgici.
La tradizione cristiana, condivisa per secoli dalla nostra gente, ha sempre collocato il Carnevale come tempo di festa prima dell’inizio della Quaresima, che prende avvio con il Mercoledì delle Ceneri”. “Dal giorno delle Ceneri, infatti, la comunità cristiana – aggiungono i sacerdoti – entra in un periodo particolare: quaranta giorni di conversione, preghiera, carità e sobrietà, preparazione alla Pasqua del Signore”.“Non si tratta – precisano i religiosi – di opporre fede e vita civile, né di limitare una manifestazione popolare, ma di rispettare la natura propria dei tempi: alla festa segue il tempo del raccoglimento.
Come ricorda il libro del Qoèlet: «C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare» (Qo 3,4)”.
Da qui l’invito, per il futuro: “Per questo, con spirito costruttivo e nel rispetto delle istituzioni e degli organizzatori, chiediamo che per i prossimi anni si possa programmare per tempo il calendario del Carnevale affinché esso si concluda con il Martedì grasso, secondo la tradizione, lasciando al periodo quaresimale il suo carattere proprio”.
Concludono: “Riteniamo che questa attenzione non sia un privilegio confessionale, ma una forma autentica di laicità: la capacità, cioè, di riconoscere e rispettare anche la dimensione religiosa che appartiene profondamente alla storia, alla cultura e alla sensibilità di una larga parte della nostra popolazione.
Affidiamo questo desiderio alla collaborazione e al dialogo tra tutte le componenti della città, certi che il rispetto reciproco aiuterà tutti a custodire sia la gioia della festa sia la profondità del tempo quaresimale”.



