La pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite e ai partner delle unioni civili, ma continua a non essere riconosciuta automaticamente ai conviventi di fatto. Nonostante l’evoluzione normativa degli ultimi anni, il sistema previdenziale resta ancorato a presupposti giuridici precisi, che distinguono nettamente matrimonio e unione civile dalla semplice convivenza.
Ecco cosa prevede oggi la legge e in quali casi la giurisprudenza può incidere.
Pensione di reversibilità: a chi spetta per legge
La pensione ai superstiti è un trattamento economico riconosciuto dall’INPS in caso di decesso del pensionato o del lavoratore assicurato.
I beneficiari principali sono:
- Coniuge superstite
- Parte dell’unione civile
- Figli minorenni, studenti o inabili
- In alcuni casi, genitori o fratelli a carico
Con l’entrata in vigore della Legge n. 76/2016 (Legge Cirinnà), le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono state equiparate al matrimonio anche sotto il profilo previdenziale. Questo significa che il partner dell’unione civile ha pieno diritto alla pensione di reversibilità, alle stesse condizioni del coniuge.
Convivenza di fatto: perché non dà diritto automatico alla reversibilità
Diversa è la situazione per i conviventi di fatto, anche se registrati all’anagrafe comunale.
La normativa attuale non riconosce automaticamente il diritto alla pensione di reversibilità al convivente superstite. La differenza risiede nella natura del vincolo giuridico:
- Il matrimonio e l’unione civile comportano obblighi legali di assistenza morale e materiale.
- La convivenza di fatto, pur regolata dalla legge, resta una scelta libera priva degli stessi vincoli giuridici.
Già la Corte Costituzionale (sentenza n. 461/2000) aveva chiarito che la disparità di trattamento previdenziale non è incostituzionale, proprio perché matrimonio e convivenza non sono istituti equivalenti sul piano giuridico.
In sostanza:
👉 la convivenza, da sola, non basta per ottenere la reversibilità.
Quando il convivente può ottenere la pensione ai superstiti?
Sebbene la legge sia restrittiva, in alcuni casi la giurisprudenza di merito ha riconosciuto tutele ai conviventi superstiti, ma solo in presenza di elementi molto solidi.
I giudici possono valutare:
- La durata della convivenza
- La stabilità e continuità del rapporto
- La dipendenza economica effettiva
- La presenza di un progetto di vita comune documentato
Non si tratta però di un diritto automatico: ogni caso viene valutato singolarmente in tribunale. La durata del legame non è un requisito formale previsto dalla legge, ma diventa un parametro per dimostrare la solidità della relazione.
Convivenza prematrimoniale e ripartizione della reversibilità
Esiste però un ambito in cui la convivenza assume rilievo giuridico: la ripartizione della pensione di reversibilità tra coniuge attuale ed ex coniuge divorziato.
Quando il pensionato defunto lascia:
- un coniuge attuale
- un ex coniuge titolare di assegno divorzile
il tribunale deve stabilire le quote spettanti a ciascuno.
In questo caso, l’art. 9 della legge sul divorzio impone di considerare:
- la durata dei matrimoni
- anche il periodo di convivenza prematrimoniale
Una lunga convivenza prima del matrimonio può quindi incidere sulla percentuale della reversibilità riconosciuta, perché dimostra un legame affettivo e una solidarietà economica consolidata nel tempo.
Reversibilità 2026: cosa cambia davvero?
Al momento:
✔️ Il diritto è pienamente riconosciuto a coniugi e unioni civili
❌ Non è automatico per i conviventi di fatto
⚖️ Può essere riconosciuto solo in casi eccezionali e documentati
Il sistema previdenziale continua a considerare il vincolo giuridico formalizzato come presupposto essenziale per la tutela economica ai superstiti.
Conclusione
La pensione di reversibilità rappresenta una tutela fondamentale per il partner superstite, ma il diritto resta strettamente collegato alla formalizzazione del rapporto.
Le unioni civili sono oggi pienamente equiparate al matrimonio sotto il profilo previdenziale. Diversamente, la convivenza di fatto — anche stabile e registrata — non garantisce automaticamente l’accesso alla prestazione INPS.
Per chi vive una relazione stabile senza matrimonio o unione civile, è quindi importante essere consapevoli dei limiti della normativa attuale, soprattutto in un’ottica di tutela futura.



