Il gip del Tribunale di Palermo, Carmen Salustro, accogliendo l’istanza della difesa, ha revocato i domiciliari a Pasquale Ciaccio, di 59 anni, di Santa Margherita Belice, sostituendo con l’obbligo di dimora. Ciaccio è stato condannato, in primo grado, in abbreviato, per estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, a 7 anni e 8 mesi di reclusione, nel processo sulla cosiddetta “Mafia dei pascoli”.
Adesso il gip ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Carmelo Carrara. Ciaccio al processo è stato difeso dagli avvocati Carmelo Carrara e Antonino Augello che adesso attendono il deposito delle motivazioni della sentenza per l’appello.
In questo processo sono stati condannati, a pene diverse, i cinque imputati. Per uno di loro è saltata l’accusa più grave. Tutte le difese hanno annunciato di volere impugnare la sentenza di primo grado.
Le indagini, condotte dallo Sco, dalla Sisco di Palermo e dalle squadre mobili di Agrigento e Palermo, avrebbero permesso di ipotizzare il pervasivo controllo e la gestione illecita delle attività agro-pastorali sul territorio di Santa Margherita Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina.
Sarebbe stato attuato un controllo sull’economica agro-pastorale dell’area e sull’utilizzo dei fondi agricoli. Proprietari e gestori di terreni agricoli sarebbero stati costretti a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti.



