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Frana di Niscemi, Meloni in visita al Comune

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata a Niscemi accompagnata dal capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano. La premier si è recata in Municipio per una nuova visita istituzionale legata all’emergenza provocata dalla Frana di Niscemi, che a gennaio scorso ha colpito duramente il comune del Nisseno.

Si tratta della terza visita della presidente del Consiglio dopo quelle effettuate il 28 gennaio e il 16 febbraio, entrambe successive alla frana del 25 gennaio che ha provocato il crollo di un costone roccioso, trascinando a valle abitazioni, mezzi e numerosi immobili.

Frana di Niscemi, proseguono le indagini della Procura

Parallelamente alla visita istituzionale, continua anche l’inchiesta aperta dalla Procura di Gela sul disastro che ha messo in ginocchio la città. L’ex presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta è stato interrogato dai magistrati coordinati dal procuratore Salvatore Vella nell’ambito dell’indagine per disastro colposo e danneggiamento collegata alla Frana di Niscemi.

Crocetta si è avvalso della facoltà di non rispondere, presentando però una serie di documenti ai pm e dichiarandosi disponibile a un successivo confronto dopo l’esame della documentazione depositata.

Tredici indagati nell’inchiesta sulla frana

L’inchiesta coinvolge complessivamente tredici persone tra ex presidenti della Regione, dirigenti regionali e responsabili della Protezione civile. Tra gli indagati figurano anche gli ex governatori Raffaele Lombardo, Nello Musumeci e l’attuale presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, questa prima fase dell’indagine riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione del rischio che avrebbero potuto impedire o limitare le conseguenze della Frana di Niscemi. Gli interventi erano stati previsti dopo il primo importante evento franoso del 1997.

Nel 1999 era stato sottoscritto un contratto di appalto da 12 milioni di euro per la realizzazione delle opere di contenimento, ma gli interventi non sarebbero mai stati eseguiti. Il contratto con l’associazione temporanea di imprese incaricata dei lavori si risolse poi nel 2010.

Le prossime fasi dell’inchiesta

La Procura di Gela sta inoltre approfondendo altri aspetti legati alla gestione del territorio. Una seconda fase investigativa riguarderà i mancati interventi sulla raccolta e sulla regimentazione delle acque bianche e nere, indicate fin da subito tra le possibili cause dell’innesco del fronte franoso.

La terza fase sarà invece concentrata sulla gestione della zona rossa, sia quella già interessata dalla frana del 1997 sia le aree considerate a rischio molto elevato nelle relazioni tecniche predisposte nel tempo. Gli accertamenti si concentreranno sui mancati sgomberi, sulle demolizioni non effettuate, sul blocco delle nuove costruzioni e sulle autorizzazioni rilasciate per opere che, secondo gli investigatori, non avrebbero dovuto essere realizzate.

Veronica Gallo
Veronica Gallohttp://www.risoluto.it/
Digital Marketing Expert e Web Content Editor. Laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica, d'impresa e Pubblicità e specializzata in Digital Marketing.

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