Gruppo di genitori riberesi scrive al sindaco per chiedere l’apertura delle scuole: “La chiusura provoca impatti fisici e psicologici sui bambini”

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma di alcuni genitori riberesi indirizzata al sindaco Matteo Ruvolo con la quale chiedono la riapertura delle scuole in quanto non correlate con la diffusione del contagio.

In seguito alle ripetute ordinanze nazionali, regionali e comunali che ormai da più di un
anno si susseguono avente per oggetto l’altalenante chiusura e riapertura degli istituti
scolastici di vario ordine e grado, delle quali si è preso atto e si è avuto sinora il massimo
rispetto considerata la situazione emergenziale in cui stiamo vivendo, con la presente si
esorta a voler considerare la tempestiva riapertura delle scuole al fine di limitare eventuali conseguenze di carattere non solo formativo ma soprattutto psicofisico, emotivo e sociale ai danni dei nostri ragazzi.
La chiusura delle scuole ha dimostrato che l’andamento dei contagi non ha nessuna
correlazione con la stessa, dato che i contagi sono aumentati lo stesso. La nostra
richiesta trova fondamento sul Decreto legge n. 44 del 1/04/2021, e in ultimo, sul rapporto
dell’OMS del 9/3/2021 dove si evidenzia che “anche con la più ampia diffusione di varianti
infettive, non ci sono prove certe che le scuole contribuiscano in modo incisivo alla
trasmissione del virus nella comunità, anche grazie ai protocolli seguiti scrupolosamente
dai ragazzi e in primis dai bambini (con il distanziamento, con l’uso delle mascherine,
igiene delle mani e ventilazione delle aule, applicato in modo appropriato in base all’età)
che dovrebbero consentire alla scuola di rimanere aperta anche con un numero
crescente di persone infette nella comunità. La chiusura delle scuole dovrebbe essere
l’ultima risorsa, e la riapertura dovrebbe essere la priorità”.
In un recente documento dello European Centre for Disease Prevention and Control
si sottolinea come le chiusure scolastiche sono associate a sostanziali impatti
negativi sulla salute fisica e mentale e sull’educazione dei bambini. Possono
anche ampliare le disuguaglianze esistenti in una società, avendo un impatto
sproporzionato sui bambini più vulnerabili. Si stima che i costi economici della
chiusura delle scuole a causa di COVID-19 siano elevati e comprendano la perdita di
apprendimento diretto, la perdita di lavoro da parte dei genitori che lavorano e le
conseguenze a lungo termine, come una minore qualificazione della forza lavoro e
una minore produttività.
Date le gravi conseguenze della chiusura delle scuole sui bambini e sulle loro
comunità, questa misura dovrebbe essere utilizzata come ultima risorsa per il
controllo delle malattie e, anche in questo caso, dovrebbe essere limitata nel tempo,
prestando particolare attenzione a mitigare gli impatti della chiusura sui bambini, in
particolare su quelli vulnerabili
.

Inoltre, le conseguenze della chiusura della scuola, di nuovo e senza nessuna
scadenza all’orizzonte, si riverserà inevitabilmente sulle famiglie già vessate
psicologicamente ed economicamente, costringendo soprattutto le madri ad ulteriori
sacrifici. La difficile gestione della DAD da parte dei bambini più piccoli obbliga alcune
di loro a non potere lavorare o, peggio, chi non può restare a casa con i figli, a fare
ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata più fragile e a rischio, ma su cui
molte famiglie si appoggiano non potendo fare diversamente. Ciò nonostante sono
stati fatti tutti i sacrifici del caso, poiché non consideriamo la scuola un “parcheggio”;
questo significherebbe averla sempre considerata in tal modo, sminuendo e
denigrando il ruolo che esercita nella formazione non solo da un punto di vista
didattico ma anche personale, emotivo e relazionale dei nostri figli.
Ogni giorno vediamo i nostri ragazzi davanti a uno schermo e pensiamo che molti di
loro non sanno cosa sia la ricreazione, la gita scolastica, la recita o semplicemente
condividere i colori mentre insieme si prepara un cartellone. Non togliamo loro
almeno una seppur minima possibilità di socializzazione seduti tra i banchi di scuola,
sempre con le dovute precauzioni.
Questa lettera è una richiesta accorata di genitori preoccupati per la salute dei propri figli
che fanno appello al suo buonsenso e capacità di giudizio, in qualità di sindaco ma
soprattutto di genitore”.