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Plasma iperimmune, il medico Sandullo: “Se Lillo Ciaccio fosse con noi la terapia, a Sciacca, l’avremmo già sperimentata”

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Il medico di famiglia, Nino Sandullo, ha spiegato, in una sua attenta riflessione, come potrebbe funzionare la terapia, con plasma iperimmune, sui soggetti affetti da Covid-19. “Questa sperimentazione – sottolinea Sandullo – non costa nulla e potrebbe rappresentare un bel gesto di solidarietà. Speriamo che lo studio in corso ne confermi l’efficacia.”

“In questo difficile momento che la città di Sciacca sta attraversando il mio pensiero va a Lillo Ciaccio. Se ci fosse stato lui, sicuramente già il plasma iperimmune nella nostra città sarebbe stato somministrato a quei pochi soggetti, affetti da coronavirus, ricoverati nel nostro nosocomio. Se Lillo Ciaccio fosse stato presente, il plasma iperimmune a Sciacca lo avremmo già sperimentato.” Queste le sentite parole che il medico saccense Nino Sandullo ha voluto esprimere in una sua riflessione riguardo ad uno studio, in corso, relativo all’utilizzo del plasma iperimmune su tutti i soggetti affetti dal Covid-19. Una riflessione, attenta e precisa, che spiega la funzionalità della terapia con plasma, il quale – stando a quanto dice Sandullo – ha un notevole livello di sicurezza virale ed è un prodotto assolutamente sicuro. Ecco, di seguito, quanto ha scritto Nino Sandullo:
“Plasma iperimmune: Funziona così. “Chi dona deve essere sano, guarito dal Covid e avere degli anticorpi neutralizzanti. Si prelevano 600 ml di plasma, da cui si ricavano 2 dosi da 300 ml ciascuna. Il protocollo prevede 3 somministrazioni. Dopo la prima somministrazione c’è un monitoraggio clinico di laboratorio e, nel caso di mancata risposta, c’è la seconda somministrazione e così di seguito a distanza di 48 ore l’una dall’altra. La compatibilità per il plasma viene fatta sul gruppo sanguigno. Se il vaccino, che non abbiamo, facesse produrre gli anticorpi al soggetto malato questa, che è un’immunoterapia passiva, trasferirebbe gli anticorpi dal guarito al malato. Il paziente non produce nulla e non crea nulla. Ma funziona per salvarlo”. “Queste, dunque, – continua Sandullo – le osservazioni che si possono fare. La risposta anticorpale non è uguale in tutti i pazienti, in quanto si producono contemporaneamente le IgG e le IGM e, soprattutto, non si conosce il loro potere neutralizzante ovvero la loro persistenza nel tempo. Alcuni pazienti producono lentamente gli anticorpi e possono riammalarsi successivamente. Questo ci spiega – evidenzia il medico – quei casi di seconda reinfezione che, in realtà, non sono altro che una ripresa di malattia non guarita anche se, comunque, pare che il potere neutralizzante degli anticorpi venga testato prima della somministrazione”. Sicuramente una descrizione molto dettagliata che spiega, per bene, come potrebbe funzionare la terapia con plasma iperimmune sui pazienti affetti dal coronavirus. L’augurio del medico saccense, Nino Sandullo, è che questo studio che, lo si ricorda, è ancora in corso, possa rappresentare una vera e propria svolta nel trattamento dei casi di Covid-19. E, indubbiamente, il suo pensiero non poteva non andare ad un altro medico saccense, intriso di umanità, quale era Lillo Ciaccio, fondatore e direttore della Banca del cordone ombelicale di Sciacca, scomparso, l’anno scorso, dopo una lunga malattia. Così, ricordando Lillo Ciaccio, Nino Sandullo conclude la sua riflessione: “Se Lillo Ciaccio fosse stato presente, la sua intraprendenza e lungimiranza scientifica lo avrebbero spinto ad osare la sperimentazione del plasma iperimmune, così come ha fatto per il cordone ombelicale proiettando la città di Sciacca nel mondo.”

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