Quattro anni e cinque mesi di reclusione e’ la pena che deve scontare l’anarchico Giuseppe Sciacca, 47 anni, arrestato dagli agenti della Digos di Catania in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso il 13 marzo scorso dalla Procura Generale della Corte di Appello di Torino.
L’arresto arriva dopo la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Assise di Appello di Torino e confluita in un provvedimento di determinazione delle pene concorrenti del settembre 2025.
Sciacca e’ un’attivista catanese ed esperto di esplosivi con un passato come anarco insurrezionalista.
E’ chiamato anche il ‘bombarolo’ e considerato dagli investigatori molto capace nel confezionare ordigni.
Nel 2019 fu arrestato dalla Digos lombarda dopo avere risieduto per anni in Lessinia, nel Veronese, perche’ ritenuto responsabile di fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo.
In Veneto, Sciacca conviveva con una donna che a sua volta gravita, secondo gli accertamenti, nell’ambiente anarchico-insurrezionalista.
Fino a dicembre era stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale.
Secondo gli investigatori c’erano analogie tra alcuni dei plichi esplosivi diffusi nel 2016 dagli anarco insurrezionalisti nella campagna ‘I cieli bruciano’ e quello recapitato ad aprile 2019 all’allora sindaco di Torino, Chiara Appendino
Gli investigatori hanno rilevato la presenza di Sciacca a Torino il 30 marzo, due giorni prima dell’intimidazione all’Appendino, durante la vasta manifestazione antagonista contro lo sgombero del centro sociale Asilo occupato.
L’uomo era nel gruppo del blocco nero che fu fermato in via Aosta in possesso di un arsenale da utilizzare negli scontri di piazza, ed era stato denunciato insieme ad altri 120 persone tra cui figurano leader del movimento anarchico internazionale.



