La Procura della Repubblica di Gela ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Il fascicolo, al momento a carico di ignoti, è stato assegnato a due pubblici ministeri oltre che al procuratore capo Salvatore Vella.
L’obiettivo degli inquirenti è fare piena luce su ciò che è stato fatto – o non fatto – nel corso degli anni per la messa in sicurezza del territorio, in un’area da tempo segnalata come fragile sotto il profilo geomorfologico.
Gli accertamenti partiranno proprio dall’analisi degli interventi di prevenzione e consolidamento che avrebbero dovuto ridurre il rischio di eventi di questa portata.
La frana di domenica scorsa, che ha causato oltre 1.500 sfollati e la distruzione di abitazioni, strade e infrastrutture, non rappresenta purtroppo un episodio isolato.
Ventinove anni fa, nel 1997, Niscemi fu già colpita da un altro smottamento, meno esteso ma comunque grave, che portò all’abbattimento di edifici, di una chiesa e alla dichiarazione dello stato di emergenza, rimasto in vigore fino al 2007.
Secondo gli esperti, la vulnerabilità dell’area affonda le radici ancora più lontano nel tempo. Fenomeni franosi erano già documentati alla fine del Settecento, a conferma di una fragilità strutturale storica.
La collina, composta prevalentemente da sabbia e argilla, si è progressivamente sgretolata fino all’attuale collasso: il fronte della frana si estende per circa quattro chilometri, con profondità che in alcuni punti raggiungono i 50 metri. Un evento che, secondo i geologi, non ha precedenti comparabili in Europa.
L’inchiesta della Procura di Gela punta ora a chiarire eventuali omissioni e responsabilità, mentre Niscemi resta sospesa tra emergenza, ricostruzione e la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra sviluppo urbano e sicurezza del territorio.
(In copertina, il procuratore Salvatore Vella)



