Si è svolto dinanzi alla II sezione penale del Tribunale di Palermo, presieduta dal giudice monocratico, un procedimento per ricettazione che ha coinvolto un imputato accusato di aver incassato assegni risultati oggetto di furto.
Secondo la contestazione, l’uomo, difeso dall’avvocato Calogero Lanzarone, avrebbe presentato all’incasso presso una filiale bancaria del capoluogo isolano due assegni, rispettivamente dell’importo di 1.000 e 2.600 euro, provento di un precedente reato. L’accusa è di ricettazione.
Nel corso del dibattimento, tuttavia, sono emersi elementi rilevanti anche grazie alle testimonianze introdotte dalla difesa. In particolare, è stato ricostruito il contesto dei rapporti tra le parti coinvolte. Una coimputata, legata all’imputato da rapporto coniugale, aveva in passato lavorato per un familiare della persona offesa. Il rapporto lavorativo si sarebbe interrotto in modo brusco, con il pagamento parziale delle spettanze e senza la corresponsione del trattamento di fine rapporto.
Ulteriori circostanze hanno riguardato la gestione di beni personali all’interno dell’abitazione della persona offesa. In occasione di lavori nell’immobile, alcuni effetti sarebbero stati trasferiti tra diversi piani dello stabile e custoditi in armadi, tra cui anche un carnet di assegni bancari successivamente risultato sottratto.
Il procedimento ha quindi messo in luce non solo i fatti contestati, ma anche un contesto relazionale e lavorativo complesso, che la difesa ha ritenuto rilevante ai fini della valutazione complessiva della vicenda.
Nella foto di copertina, l’avvocato Lanzarone.



