Autopsia il 2 dicembre sul corpo del boss Di Gangi, ma per la famiglia non si è trattato di incidente

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L’autopsia sul corpo del boss mafioso di Sciacca, Salvatore Di Gangi sara’ effettuata il due dicembre prossimo. Al momento, restano misteriose le circostanze sulla morte del capomafia avvenuta sui binari della stazione ferroviaria di Genova sabato sera. Il corpo e’ stato ritrovato li’ dopo che Totò Di Gangi era stato scarcerato dall’istituto penitenziario di Asti per motivi di salute. L’uomo era in carcere per scontare la sua ultima condanna a diciassette anni di carcere nell’ambito dell’operazione Montagna.

Dal carcere con un taxi avrebbe raggiunto la stazione. In tasca, nel giubbotto dell’uomo ritrovato un biglietto per una cittadina del sud Italia. Evidentemente, l’uomo stava facendo ritorno a casa per scontare ai domiciliari la pena. Per la morte del boss e’ stata aperta un’inchiesta da parte della Procura di Genova.

Ma per la famiglia del boss non si è trattato di un incidente e ha lamentato di non essere stati avvisati della scarcerazione del proprio parente che quasi ottantenne soffriva da qualche tempo di disturbi cognitivi. Uno dei figli del boss all’Ansa, ha aggiunto di avere appreso dalla polizia ferroviaria che il macchinista del treno si sarebbe accorto del corpo riverso sui binari, fermandosi in tempo e lanciando l’allarme.

A quanto pare, Di Gangi non aveva con sé il green pass e per questo sarebbe stato fatto scendere dal treno. A quel punto, confuso, avrebbe vagato nei pressi della ferrovia prima del suo ritrovamento sui binari
 Secondo i familiari, dunque non sarebbero state osservate le procedure corrette per la scarcerazione trattandosi di un anziano molto malato e chiarendo poi che Totò Di Gangi era affetto da diabete, che la famiglia ritiene essere stata la vera causa della sua morte. L’uomo era sottoposto a 4 somministrazioni di insulina quotidianamente, terapia che Di Gangi non avrebbe invece effettuato almeno nelle ultime ore di vita.