A trent’anni dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, la comunità di San Giuseppe Jato si prepara a un momento di memoria e riflessione collettiva. Il bambino, rapito dalla mafia e tenuto prigioniero per 779 giorni, fu assassinato l’11 gennaio 1996: strangolato e sciolto nell’acido per punire il padre, Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia, e costringerlo a ritrattare le sue dichiarazioni sulla strage di Capaci.
Un delitto efferato che resta una delle pagine più crudeli della storia di Cosa nostra e una ferita ancora aperta nella coscienza civile del Paese.
La commemorazione, promossa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Siviglia, si svolgerà venerdì 9 gennaio alle ore 15 nel Giardino della Memoria, il casolare-bunker di contrada Giambascio, confiscato alla mafia, dove Giuseppe Di Matteo rimase rinchiuso per 180 giorni prima di essere ucciso.
Alla cerimonia parteciperà la presidente della Commissione nazionale Antimafia, Chiara Colosimo, insieme a numerose autorità civili e militari. Invitati il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il questore Maurizio Vito Calvino, il sindaco metropolitano Roberto Lagalla, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Domenico Napolitano e il comandante provinciale dei carabinieri Luciano Magrini. Presenti anche i sindaci del consorzio Sviluppo e Legalità: Altofonte, San Cipirello, Roccamena, Partinico, Corleone, Piana degli Albanesi, Camporeale e Monreale.
Prevista inoltre la partecipazione di Francesca Castellese, madre di Giuseppe Di Matteo e del fratello Nicola.
«Nel ricordo dell’anniversario della tragica uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo – dichiara il sindaco Siviglia – la comunità di San Giuseppe Jato si raccoglierà in un profondo momento di memoria. Giuseppe non è solo una vittima innocente della violenza mafiosa: è una ferita aperta nella coscienza civile del nostro Paese».
Durante la commemorazione è previsto un momento di riflessione da parte dei rappresentanti istituzionali. «Ricordarlo – prosegue il sindaco – significa rinnovare l’impegno, come istituzioni e come cittadini, a difendere senza esitazioni i valori della legalità, della giustizia e della dignità umana».
Siviglia ha infine richiamato le recenti parole di Nicola Di Matteo, che in interviste pubblicate oggi su Giornale di Sicilia e La Stampa ha dichiarato di non poter perdonare il padre. «Una presa di distanza netta e dolorosa – conclude il sindaco – che esprime un dolore profondo e inestinguibile e segna la definitiva condanna di un ambiente criminale in cui Giuseppe e Nicola sono stati costretti a crescere».
San Giuseppe Jato ricorda Giuseppe Di Matteo a trent’anni dall’omicidio mafioso
Pubblicato:



