Il Tribunale di Agrigento ha respinto il ricorso presentato da un dipendente del Consorzio di bonifica 3 Ag, che chiedeva il riconoscimento di un livello professionale superiore, il pagamento delle differenze retributive e il versamento dei contributi previdenziali a partire dall’anno 2013 che se accolte causato un danno all’ente di oltre euro centomila euro.
Il Consorzio, difeso dell’avvocato Giuseppe Buscemi, ha sostenuto che il lavoratore non ha fornito una prova adeguata delle mansioni effettivamente svolte né la loro corrispondenza con il livello rivendicato.
Un ulteriore elemento decisivo è stato individuato nell’assenza di prova circa l’esercizio di funzioni direttive o di coordinamento del personale, requisito essenziale per l’inquadramento lavorativo richiesto dal dipendente.
Alla luce di tali considerazioni, il ricorso è stato integralmente rigettato dal Tribunale che ha ritenuto infondate le pretese del lavoratore, il quale sosteneva di aver svolto mansioni riconducibili a un profilo più elevato rispetto a quello formalmente attribuito, con condanna del dipendente alle spese legali in favore dell’ente.
“La decisione – precisa l’avvocato Giuseppe Buscemi – si richiama all’orientamento consolidato della Corte di Cassazione secondo cui l’onere della prova in questi casi grava interamente sul lavoratore. La pronuncia rappresenta un’ulteriore conferma della necessità, nelle controversie in materia di inquadramento professionale, di una rigorosa dimostrazione delle mansioni effettivamente svolte”.