Cronaca / Attualità

Crisi della pesca a Sciacca, l’appello di Cusumano alla Regione

La crisi della pesca a Sciacca è al centro di una lettera inviata dal senatore Nuccio Cusumano, presidente nazionale di “Libertà e Democrazia”, al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca.
Nel documento si evidenziano le difficoltà che stanno interessando la marineria saccense, uno dei comparti più rilevanti dell’economia locale. La flotta peschereccia conta oltre cento imbarcazioni e più di mille addetti tra attività diretta e indotto, con un contributo al Pil cittadino stimato in circa 20 milioni di euro l’anno.

Le cause della crisi della pesca a Sciacca

Secondo Cusumano, la crisi della pesca a Sciacca è legata a più fattori: cambiamenti ambientali, riduzione degli stock ittici e aumento dei costi di gestione. Negli ultimi anni il pescato di alcune specie caratteristiche, come gambero rosa e pesce azzurro, ha registrato un calo compreso tra il 60 e il 70 per cento.
A incidere sono stati anche i processi di demolizione dei pescherecci, che hanno ridotto il numero delle imprese del settore e avuto effetti sull’occupazione e sull’indotto economico.

Normative europee e squilibri nel Mediterraneo

Tra le criticità segnalate vi sono inoltre le limitazioni imposte dall’Unione Europea su alcune aree di pesca, ritenute poco adeguate alle caratteristiche della marineria locale. Secondo Cusumano queste misure non tengono conto della concorrenza delle flotte nordafricane, che non sempre rispettano i divieti comunitari.

Le proposte per affrontare la crisi della pesca a Sciacca

Nel documento si propone di superare una gestione emergenziale del settore e di puntare su un sistema fondato sulla conoscenza scientifica e sulla collaborazione tra istituzioni, marinerie e comunità scientifica.
Tra le ipotesi avanzate figura la creazione di una struttura regionale dedicata al monitoraggio del comparto e allo sviluppo di modelli scientifici capaci di prevedere periodi di abbondanza o scarsità del pescato, così da consentire una migliore programmazione dell’attività.

Industria conserviera e mercati esteri

La lettera affronta anche la situazione dell’industria ittico-conserviera di Sciacca. Se negli anni Ottanta circa il 50 per cento dell’acciuga del Mediterraneo proveniva da queste acque, oggi la quota locale è scesa a poco più del 10-15 per cento.
Nonostante la riduzione della materia prima, alcune imprese hanno reagito attraverso processi di riorganizzazione produttiva e azioni di internazionalizzazione. Secondo Cusumano, però, servono politiche di sostegno per rafforzare la presenza sui mercati esteri e accompagnare il comparto verso nuove prospettive di sviluppo.

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