Una violenta ondata di maltempo ha colpito duramente il territorio di Ribera lo scorso 21 febbraio, causando pesanti danni all’agricoltura di Ribera e mettendo in seria difficoltà numerose aziende locali. A denunciare la situazione è l’Associazione Liberi Agricoltori, che parla apertamente di stato di abbandono del comparto e chiede interventi urgenti alle istituzioni regionali.
La grandinata ha interessato in particolare le contrade della fascia costiera, tra cui Piana Grande, Magone, Anguilla, Camemi, Giardinello, Castellana, Borgo Bonsignore, Santo Pietro, Piana Vizzi e Cucicuci. I danni non si limitano ai frutti prossimi alla raccolta, ma riguardano anche la struttura stessa delle piante, aggravando ulteriormente i danni all’agricoltura di Ribera.
Secondo quanto evidenziato dall’associazione, il patrimonio arboreo risulta fortemente compromesso. Questo significa che la produzione agricola potrebbe essere azzerata non solo per l’anno in corso, ma anche per i prossimi due anni. Una prospettiva che rischia di mettere in ginocchio l’intera economia locale, già segnata dai crescenti danni all’agricoltura di Ribera causati da eventi climatici estremi.
Di fronte a questa emergenza, l’associazione Liberi Agricoltori ha avanzato richieste precise all’assessore Regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino.
Tra le priorità, l’invio urgente dei tecnici dell’Ispettorato Agricolo della Provincia di Agrigento per verificare sul campo l’entità dei danni. Un passaggio fondamentale per avviare eventuali procedure di riconoscimento dello stato di calamità.
L’associazione chiede inoltre provvedimenti straordinari e contributi diretti. Le aziende, infatti, si trovano oggi a fronteggiare una perdita totale di reddito, aggravata dai costi necessari per il ripristino delle colture e la potatura straordinaria delle piante danneggiate.
Oltre all’emergenza climatica, emerge con forza la critica al sistema assicurativo agricolo in Sicilia, ritenuto inadeguato a tutelare i produttori.
Le polizze attuali, viene denunciato, non coprono i danni strutturali alle piante ma solo quelli ai frutti. A questo si aggiungono franchigie molto alte, tra il 15% e il 20%, che riducono drasticamente i risarcimenti.
Altro punto critico riguarda il metodo di valutazione dei danni. Non si basa su un’analisi complessiva della pianta, ma su una media campionaria di pochi frutti. Questo sistema, combinato con le franchigie, porta a indennizzi spesso irrisori.
“È inaccettabile – sottolinea l’associazione – che gli agricoltori debbano combattere non solo contro il maltempo, ma anche contro un sistema burocratico e assicurativo che non li tutela”.
La richiesta è chiara: servono direttive più eque e aderenti alla realtà del campo. In un contesto di crisi climatica sempre più evidente, i danni all’agricoltura di Ribera rappresentano un caso emblematico della necessità di interventi concreti e riforme strutturali a sostegno del settore.