Un appartamento nei pressi di viale Zecchino è stato scoperto dalla Polizia di Stato come una vera e propria casa della prostituzione, nascosta tra negozi e attività commerciali gestite in larga parte da cittadini cinesi.
L’area, negli anni, ha subito una profonda trasformazione urbana e commerciale: molte botteghe storiche hanno lasciato spazio a esercizi orientali, fino a configurare una sorta di “Chinatown” perfettamente integrata nel tessuto cittadino.
Proprio in questo contesto, mimetizzata tra insegne luminose e un incessante viavai, operava l’attività illegale.
All’interno dell’appartamento gli agenti hanno trovato due giovani donne cinesi, vittime di una condizione di totale assoggettamento psicologico. Erano arrivate in Italia con la promessa di un lavoro regolare, ma una volta giunte a Siracusa si sono ritrovate intrappolate in un sistema di sfruttamento. Costrette a prostituirsi sotto la minaccia costante del rimpatrio, vivevano in uno stato di terrore continuo, incapaci di ribellarsi o denunciare.
Dopo il blitz, le due donne sono state immediatamente trasferite in una località protetta, lontano dai loro aguzzini, e affidate alle strutture di assistenza previste per le vittime di tratta.
Al centro dell’indagine una coppia di cittadini cinesi: un uomo di 70 anni e una donna di 50, entrambi denunciati per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto emerso, sarebbero stati loro a gestire e controllare l’attività, approfittando della vulnerabilità delle giovani e della loro condizione di irregolarità sul territorio italiano. Nell’abitazione sono stati rinvenuti numerosi elementi che confermano l’uso dell’immobile come luogo destinato alla prostituzione.
L’operazione, condotta dalla Squadra Mobile e dalle Volanti della Questura di Siracusa sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg. Gli investigatori stanno ora verificando se l’episodio sia isolato o se faccia parte di un sistema più ampio di traffico e sfruttamento di donne tra la Cina e la Sicilia.
Sotto la lente anche i canali di ingresso in Italia e i meccanismi utilizzati per aggirare o strumentalizzare le norme sull’immigrazione, creando le condizioni ideali per il controllo e la sottomissione delle vittime. Un fenomeno sommerso che continua a prosperare nel silenzio e che pone interrogativi seri sulla capacità di prevenzione, controllo e tutela delle persone più fragili.