Ci sono istanze di patteggiamento e alcuni indagati potrebbero chiedere il giudizio abbreviato nell’inchiesta della guardia di finanza di Sciacca su una presunta frode fiscale per oltre 35 milioni di euro. Luigi Brucculeri, di 42 anni, di Agrigento, ha chiesto di patteggiare 3 anni e 6 mesi con confisca di beni per 3 milioni di euro. Il gup deciderà il 9 giugno 2026.
Gli altri 14 indagati per reati tributari in udienza preliminare sono: Salvatore Buscemi, di 35 anni, di Villafranca Sicula; Giancarlo Triolo, di 47, di Erice; Giovanni Barbaro, di 36, di Messina; Davide Ardiri, di 37, di Sant’Agata di Militello; Giuseppe Picciuca, di 36, di Petralia Sottana; Francesco Barbaro, di 33, di Messina; Lidia Gulisano, di 51, di Vimercate; Valentino Giorgi, di 56, di Foggia; Ciro Guerrieri, di 74, di Rodi Garganico; Paolo Fatrizio, di 57 anni, di Milano; Mauro Vitulano, di 86, di Taranto; Stefano Giallatini, di 43, di Palestrina; Marco Perniconi, di 63, di Roma; Angelo Campedelli, di 63, di Savignano sul Rubicone.
Le indagini avrebbero permesso di tracciare più di 2000 fatture emesse da 7 società “cartiere”, intestate a “prestanome” e prive di effettiva consistenza aziendale, che simulavano falsi rapporti di sponsorizzazione relativi a gare automobilistiche di rally.
Grazie a queste prestazioni, rese solo sulla carta, centinaia di società, aventi sede in tutta la penisola, a partire da Lombardia, Veneto, Lazio, Umbria e Puglia, avrebbero potevano beneficiare di “costi” fittizi con cui abbattere il proprio reddito e, dunque, ridurre le imposte dovute.
I complessi approfondimenti investigativi sono stati sviluppati attraverso accertamenti bancari tesi alla piena ricostruzione dei flussi finanziari movimentati con le fatture false, analisi di documentazione amministrativo-contabile nonché intercettazioni telefoniche e pedinamenti, anche in collaborazione con il Reparto Territoriale dei Carabinieri di Sciacca.
Dietro all’intero schema di frode, sarebbe stata così individuata la “regia unitaria” di Brucculeri che, come proprio guadagno, avrebbe trattenuto l’iva esposta nelle fatture false, oltre a una “commissione”, variabile dal 5 al 14%, sugli importi indicati nei documenti fiscali falsi.
Nel corso di una perquisizione sequestrato a Brucculeri denaro contante per 305 mila euro, di cui 225 mila in banconote suddivise in mazzette, etichettate all’interno di sacchetti sottovuoto e nascoste in un’intercapedine del sottoscala.