Cronaca / Attualità

Giornalista di Sky a Capo San Marco: “Non trattiamo il mare come una discarica”

Se c’è chi, una volta terminata l’estate, ha già voltato le spalle alle spiagge, c’è, invece, chi ne approfitta per prendersene cura. Come ha fatto la giornalista di Sky Raffaella Daino sulla spiaggia di Capo San Marco, a Sciacca, città che ama e dove trascorre buona parte delle vacanze.

Raffaella Daino ha trascorso la mattinata di oggi a raccogliere una gran mole di plastica che, dopo le mareggiate dei giorni passati, si è riversata sul litorale di Capo San Marco. Innamorata di Sciacca e dispiaciuta per l’inquinamento che la colpisce, ha scritto poi un appello ai cittadini saccensi sfruttando i suoi canali social e lanciando anche l’hashtag “#diamoilbuonesempio”. Il suo obiettivo è di sensibilizzare tutti ad un maggiore senso civico:

<<L’importanza di non sporcare le spiagge.

Lo faccio sempre quando sono qua. Lunghe passeggiate, qualsiasi sia la condizione meteo, sulla spiaggia che adoro e che frequento da decenni. E che soffro a vedere così trascurata, quando finisce la stagione balneare. Così mi armo di busta e guanti e cerco di ripulirla, coinvolgendo ora mio marito, ora il mio nipotino.

Dopo la mareggiata la spiaggia è piena di oggetti che non basterà una vita a smaltire. Tappi, bicchieri, tazzine, cannucce, bottiglie che il mare ha restituito o che sono stati abbandonati da incivili come se questa fosse una discarica. Per smaltire una bottiglia ci vogliono secoli. La plastica finisce in mare, viene ingerita dai pesci, uccide l’ambiente, ce la ritroviamo sulla nostra tavola. Apprendo da Marevivo, una della associazioni ambientaliste più attive, che sono state trovate tracce di microplastiche anche nel sale da cucina.

E succede purtroppo in tutte le spiagge del Sud Italia.

So che a Sciacca il fronte ambientalista è attivo, vigile e presente. So che i nostre splendidi litorali sono scelti dalle tartarughe per deporre le uova, che le correnti forniscono un ricambio continuo e il mare è splendido e i fondali sono spettacolari. Ma c’è ancora troppa gente che per la risorsa più importante che possediamo, non mostra rispetto. Che getta mozziconi di sigaretta e stoviglie di plastica sulla sabbia. Che fa festa e non si guarda indietro per vedere cosa ha lasciato per terra.
Ecco, mi permetto di offrire un – non richiesto- suggerimento, che dovrebbe valere per ogni città di mare. Obbligare la gente a seguire corsi sui danni che questi scellerati e diffusi comportamenti provocano all’ambiente, a noi. Spiegare a quei pescatori che ancora abbandonano in mare le cassette in polistirolo, che questo e’ sbagliato, che equivale a riempire di monnezza il futuro dei loro nipotini.
So che già si fa, ma evidentemente non abbastanza: coinvolgere le scuole in sistematiche operazioni di pulizia delle spiagge sperando che gli studenti poi educhino i loro genitori e nonni che non hanno capito quanto grave sia la situazione per i nostri mari e quanto l’inquinamento e il mancato corretto smaltimento della plastica non fa che accelerare la distruzione del pianeta.

E noi? Noi che non siamo né sindaci né presidi di scuola cosa possiamo fare? E se tutti dessimo il buon esempio? E se riuscissimo a invertire la tendenza finché siamo in tempo? Non c’è da scherzare. Gli scienziati avvertono che se non si smetterà di inquinare entro pochi decenni la temperatura del pianeta salirà così tanto da diventare inospitale. Significa che la vita come la conosciamo è destinata ad estinguersi. Non è una probabilità, è una certezza.
È vero che la maggior parte delle decisioni spettano a chi governa, che dovrebbe innanzitutto imporre lo stop alla produzione della plastica, responsabile dell’inquinamento. Ma anche noi possiamo contribuire.
Anzi dobbiamo fare qualcosa. Inneschiamo un circolo virtuoso.
Smettiamo di gettare rifiuti per strada e mozziconi di sigaretta sulle spiagge. Perché non si decompongono, e rimangono lì per sempre.

E provo a suggerire l’hashtag #diamoilbuonesempio. Fotografatevi mentre fare qualcosa di buono, utile e positivo per l’ambiente in cui viviamo. Cambiamo le cose. O almeno cambiamo i nostri comportamenti e quelli di chi ci sta vicino>>.

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