In Italia il picco delle infezioni respiratorie acute sembra essere stato raggiunto e superato, salvo possibili “colpi di coda” nelle prossime settimane.
È quanto emerge dai dati appena pubblicati nel Rapporto RespiVirNet n.10 del 2 gennaio 2026. Il quadro nazionale, tuttavia, non è uniforme: la Sicilia rappresenta un’eccezione, risultando attualmente la regione con la più alta incidenza di casi e con un trend ancora in crescita.
A fare il punto è Antonio Cascio, infettivologo di riferimento in Sicilia e direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico di Palermo, che sottolinea come nei pazienti anziani ricoverati i virus influenzali siano quelli maggiormente riscontrati. Tra questi, il ceppo A(H3N2) risulta nettamente prevalente.
Le analisi di sequenziamento genetico condotte sul gene HA dei virus influenzali A(H3N2) attualmente in circolazione in Italia mostrano che, all’interno del più ampio clade 2a.3a.1, il subclade K è oggi dominante.
Un dato quest’ultimo che, secondo gli esperti, non deve però destare allarme: la cosiddetta “variante K” non è associata a forme più gravi di malattia.
Un messaggio rassicurante arriva anche sul fronte della prevenzione.
“Il vaccino antinfluenzale – spiega Cascio – rimane efficace contro le forme severe di influenza, comprese quelle causate dalla variante K”. Un elemento importante, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione, come anziani e soggetti con patologie croniche, in una fase in cui la circolazione virale in Sicilia resta sostenuta.
L’attenzione, dunque, resta alta nell’Isola, mentre a livello nazionale si intravede un lento miglioramento. I dati confermano l’importanza della sorveglianza epidemiologica e della vaccinazione come strumenti fondamentali per contenere l’impatto dell’influenza stagionale e delle altre infezioni respiratorie.



