La comunità di Montevago oggi in festa celebra la rinascita della vecchia chiesa Madre nel 58° anniversario del sisma del Belice.
“Un momento di rinascita per il territorio avere restituito la chiesa alla fruizione pubblica dopo il completamento del secondo stralcio dei lavori di recupero e la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione artistica”, ha detto il sindaco, Margherita La Rocca Ruvolo.
Alle 11, tra i ruderi del vecchio centro, una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano.
C’erano le più alte cariche della provincia questa mattina a Montevago, guidate dal prefetto, Salvatore Caccamo.
Si è svolta anche ’intitolazione della piazza antistante all’arciprete monsignor Antonio Migliore, conosciuto come Vito, figura di riferimento spirituale e sociale per generazioni di montevaghesi.
E’ seguendo i sui racconti che due giovanissimi montevaghesi come Giuseppe Calandra e Stefano Nastasi, adesso entrambi sacerdoti, hanno ritrovato la possiede tra le macerie della chiesa.
Il progetto di recupero, finanziato dall’assessorato regionale alle Infrastrutture, ha previsto un investimento complessivo di circa due milioni e mezzo di euro. I lavori, articolati in due stralci, hanno avuto come obiettivo la valorizzazione e la messa in sicurezza di uno dei luoghi più significativi della memoria collettiva di Montevago.
Il primo stralcio ha riguardato lo svuotamento dei ruderi dalle navate della ex cattedrale, consentendo la fruizione del bene e portando alla luce importanti rinvenimenti artistici e architettonici.
Durante le operazioni sono emerse scale, cripte e altri elementi storici di grande valore, che hanno richiesto interventi di protezione e la realizzazione di coperture in vetro per garantirne la conservazione. Sono stati inoltre effettuati lavori di puntellamento e consolidamento delle pareti, in particolare della navata laterale, che presentava gravi dissesti strutturali.
Il secondo stralcio ha completato l’opera con ulteriori interventi di consolidamento murario, l’inserimento di architravi in acciaio nei varchi pericolanti, l’integrazione della pavimentazione e dei gradini in marmo, e la realizzazione di una pavimentazione ecologica drenante nei percorsi circostanti. Particolare attenzione è stata dedicata alla nuova illuminazione esterna, studiata per valorizzare i ruderi e creare un suggestivo effetto scenografico nelle ore serali.
La strada per la completa ricostruzione del Belice, purtroppo, è ancora lunga, ma da Montevago è partito un bel segnale di rinascita.