Una vita di appena 600 grammi che ha già affrontato una delle sfide più difficili.
Nella giornata di ieri, all’interno dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Umberto I di Enna, una neonata prematura è stata sottoposta con successo a un delicato intervento di cardiochirurgia pediatrica per la chiusura del dotto di Botallo, un vaso sanguigno fetale che collega l’aorta all’arteria polmonare.
In condizioni normali il dotto si chiude spontaneamente poco dopo la nascita.
Nei bambini prematuri, però, questo processo può non avvenire: la sua persistenza rischia di compromettere seriamente la funzione cardiaca e quella polmonare, mettendo in pericolo una vita già estremamente fragile.
A eseguire l’intervento è stata l’équipe del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo “Ospedale San Vincenzo di Taormina – Bambino Gesù”, guidata dal primario di cardiochirurgia pediatrica Sasha Agati e dalla dottoressa Ines Andriani.
A completare il team il primario di cardioanestesia pediatrica Enrico Iannace e l’infermiera specializzata Concita Scalia.
Professionisti abituati a operare su pazienti dal peso di poche centinaia di grammi, dove ogni parametro vitale è in equilibrio precario e ogni gesto chirurgico richiede una precisione assoluta, insieme a una forte dimensione umana.
«Quando c’è un bambino che sta male – ha spiegato il dottor Agati – preferiamo unire le forze con gli ospedali con cui collaboriamo, raggiungendoli direttamente per evitare il trasferimento dei piccoli pazienti.
Con l’Utin di Enna esiste un rapporto di fiducia consolidato: il lavoro di squadra fa la differenza. Noi eseguiamo gli interventi chirurgici e il reparto ennese segue con competenza il post operatorio».
Questo modello di collaborazione è reso possibile grazie a una convenzione ormai stabile tra l’Asp di Enna e l’ospedale di Taormina, rinnovata dalla Direzione Strategica guidata dal direttore generale Francesco Iudica Zappia.
All’interno dell’Utin dell’ospedale ennese è infatti allestita una vera e propria sala operatoria dedicata, attrezzata per garantire condizioni di sicurezza anche negli interventi più complessi.
Il reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Enna rappresenta da anni un centro di riferimento per un bacino d’utenza che supera i confini provinciali, accogliendo neonati critici anche da altre aree della Sicilia.
Una realtà che nel tempo ha costruito competenze, strutture e protocolli in grado di affrontare le situazioni più difficili.
«La collaborazione con il dottor Agati e con tutta l’équipe del San Vincenzo è diventata per noi un riferimento imprescindibile – ha dichiarato la primaria dell’Utin di Enna, Sabrina Morreale –. Alla loro indiscussa professionalità si aggiungono una grande disponibilità e una profonda umanità».
Un rapporto di fiducia tra le due équipe che consente di ridurre i tempi di intervento e garantire la massima efficacia nelle situazioni più critiche.
E mentre i medici lavorano con precisione millimetrica, nei corridoi del reparto i genitori attendono. In luoghi come l’Utin, accanto alla tecnologia e alle competenze, c’è qualcosa che non si misura con gli strumenti: l’umanità di chi ogni giorno si prende cura non solo dei piccoli pazienti, ma anche delle loro famiglie.



