Peculato, condanna a Sciacca per dipendente delle Poste

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Il giudice del lavoro ha annullato il licenziamento disposto a suo carico reintegrandolo il servizio, il tribunale lo ha condannato a 2 anni di reclusione, con pena sospesa, per peculato. Due decisioni che vanno in direzioni diverse per la stessa vicenda che riguarda Giuseppe D’Antoni, di 61 anni, di Sciacca, dipendente di Poste Italiane.

Secondo l’accusa mossa a suo carico, nella qualità di responsabile del centro distribuzione di Poste Italiane di Sciacca, Menfi e Santa Margherita Belice, nell’ottobre del 2017, si sarebbe appropriato di una somma pario a 6.500 euro riscossa dall’utenza nello svolgimento del servizio “Posta Patente” in occasione della consegna di 855 patenti di guida. Il denaro confluiva a quel servizio dopo che i portalettere riscuotevano i singoli importi poi destinati alla Motorizzazione.

D’Antoni ha sempre respinto l’accusa mossa a suo carico e la difesa, con gli avvocati Vincenzo Cucchiara e Salvino Roberto, sia dinanzi al giudice del lavoro che al tribunale penale in composizione collegiale, hanno sostenuto che il problema è stato determinato da un malfunzionamento del sistema informatico interno che non ha fatto emergere l’evidenza dei pagamenti che invece sono arrivati a destinazione. Il pubblico ministero, il procuratore della Repubblica Roberta Buzzolani, aveva chiesto la condanna di D’Antoni a un anno e 11 mesi, mentre i difensori, che adesso annunciano appello, l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Il collegio che ha emesso la sentenza di condanna era presieduto dal giudice Alberto Davico con a latere Francesca Cerrone e Fabio Passalacqua. Poste Italiane non si sono costituite parte civile. Il tribunale ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche e la circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità.