Processo per un nulla osta della Soprintendenza ai Beni Culturali, in appello non doversi procedere per due tecnici di Sciacca e Montevago

1892

La seconda sezione penale della Corte di Appello di Palermo ha riformato la sentenza di primo grado che era stata emessa dal Tribunale di Sciacca a carico di due tecnici, uno dei quali funzionario della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, disponendo, per entrambi, il non doversi procedere.

I due, Vincenzo Noto, di 62 anni, di Sciacca, della Soprintendenza, e Michele La Corte, di 68, di Montevago, erano stati condannati, in primo grado, per induzione indebita a dare o promettere utilità e per falso. Il Tribunale aveva condannato Noto a 3 anni e 6 mesi di reclusione e La Corte a 2 anni e 6 mesi. I giudici d’appello hanno riqualificato l’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità in truffa e dichiarato il non doversi procedere perché l’azione non doveva essere iniziata per difetto di querela. Per il falso, invece, non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Noto era difeso dagli avvocati Lillo e Mariangela Santangelo, mentre La Corte dall’avvocato Antonio Turturici.

La vicenda riguardava una pratica di concessione di un nulla osta, da parte della Soprintendenza, precedente rispetto al rilascio, da parte del Comune di Caltabellotta, di una concessione in sanatoria. Secondo l’accusa originariamente avanzata Noto e La Corte, quest’ultimo consulente della parte privata, avrebbero indotto una persona, marito e di fatto procuratore della proprietaria dell’immobile, a consegnare al funzionario della Soprintendenza 600 euro per un verbale inerente l’abuso edilizio posto in essere e comunque al fine di accelerare la pratica di concessione del nulla osta da parte della Soprintendenza stessa.