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Influenza in Sicilia: pronto soccorso al collasso, tre pazienti in Ecmo a Catania

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La variante H3N2 “K” spinge ricoveri e complicanze respiratorie. Medici: “Vaccinarsi anche adesso”. Ospedali sotto pressione fino a febbraio
La Sicilia è ancora nel pieno del picco influenzale, a differenza di molte regioni del Centro-Nord che iniziano a registrare un rallentamento dei contagi. A mettere in ginocchio il sistema sanitario regionale è la variante H3N2 “K”, un ceppo particolarmente aggressivo che sta causando gravi complicanze respiratorie, soprattutto nei soggetti fragili ma anche in pazienti di mezza età con comorbidità.
Le festività natalizie, caratterizzate da forte convivialità e spostamenti, hanno favorito una rapida diffusione del virus, con un’impennata dei casi che ha avuto un impatto diretto sui pronto soccorso, oggi in forte sofferenza in tutta l’Isola.
Pronto soccorso sotto pressione
Negli ultimi quindici giorni i dipartimenti di emergenza siciliani hanno registrato livelli di sovraffollamento critici. In alcuni ospedali di Palermo si sono toccate punte superiori al 350%.
All’ospedale Civico di Palermo, nella mattinata del 7 gennaio, l’indice di sovraffollamento era del 192%, con 81 pazienti presenti a fronte di 42 postazioni disponibili. Molti pazienti restano in pronto soccorso oltre le 24 o 48 ore, in attesa di un posto letto nei reparti.
Situazioni analoghe si registrano anche in Campania e Sardegna, ma in Sicilia il sistema appare particolarmente fragile per la cronica carenza di personale e posti letto.
L’intervento della Regione
Le criticità hanno spinto il presidente della Regione Renato Schifani a intervenire direttamente, convocando i vertici dell’ospedale Villa Sofia di Palermo per ottenere chiarimenti sui disservizi e sulle attese prolungate.
Al Policlinico “Paolo Giaccone”, la direzione ha istituito una task force dedicata all’emergenza influenzale, ma l’allungamento delle degenze sta riducendo drasticamente il turnover dei posti letto, aggravando il congestionamento dei pronto soccorso.
I casi più gravi a Catania
A Catania la situazione resta particolarmente delicata. «Siamo in piena fase di picco epidemico», spiega Carmelo Iacobello, direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’ospedale Cannizzaro. Il calo dei contagi è atteso non prima dei primi giorni di febbraio.
La variante K provoca febbre molto alta, tosse produttiva, congiuntivite e importanti difficoltà respiratorie. Al Cannizzaro, tra Natale e Capodanno, fino a 4 dei 16 posti letto del reparto sono stati occupati da pazienti con influenza grave. In diversi casi sono state diagnosticate polmoniti interstiziali, trattate con successo grazie alle terapie antivirali a base di oseltamivir.
Più critica la situazione al Policlinico di Catania, dove tre pazienti sono finiti in Ecmo, la ventilazione extracorporea, per insufficienza respiratoria severa. «Due stanno migliorando, una giovane donna resta in condizioni critiche», riferisce Ettore Panascia, direttore di Anestesia e Rianimazione.
L’appello dei medici: “Vaccinarsi anche adesso”
Nonostante la stagione avanzata, gli specialisti ribadiscono l’importanza della vaccinazione. «L’immunizzazione inizia dopo 7-10 giorni – sottolinea Iacobello – quindi vaccinarsi resta comunque un vantaggio, anche se si entra in contatto con il virus».
Secondo Giuseppe Bonsignore, segretario regionale del Cimo, la Sicilia sta pagando una bassa adesione alla campagna vaccinale unita a una rete ospedaliera non aggiornata: «L’influenza ha messo a nudo tutte le criticità strutturali. Servono più posti letto e una riorganizzazione seria della rete sanitaria».
Codacons: “Emergenza non più sostenibile
Anche il Codacons lancia l’allarme parlando di una pressione ormai insostenibile sui pronto soccorso siciliani. L’associazione chiede interventi immediati e strutturali, tra cui il potenziamento del personale, percorsi dedicati ai casi meno gravi e un rafforzamento della medicina territoriale.
«Il picco influenzale non è un evento imprevedibile – sottolinea il segretario nazionale Francesco Tanasi – ma va gestito con programmazione. L’emergenza in Sicilia è sotto gli occhi di tutti e non può essere normalizzata».
Secondo gli esperti, l’emergenza potrebbe protrarsi ancora per diverse settimane. Nel frattempo, prevenzione, vaccinazione e corretto utilizzo dei servizi sanitari restano le armi principali per evitare il collasso del sistema.

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