Quello che resta della Biblioteca comunale di Sciacca: polvere, disordine e disorganizzazione

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Scatole piene di libri sparse per terra e preda della polvere, scaffalature desolatamente vuote all’interno di stanzoni che sembrano decisamente abbandonati. È questa, oggi, la Biblioteca comunale di Sciacca, ospitata nei locali dell’ex Istituto Sant’Anna. Biblioteca finita sotto i riflettori nei mesi scorsi (anche) a seguito della decisione dell’amministrazione Valenti di destituire la dirigente responsabile Elina Salomone.

Ma la situazione della biblioteca oggi è quella che viene testimoniata da queste fotografie. Situazione a cui va aggiunto un dato drammatico, quello relativo al numero di accessi, precipitato in pochi mesi, con una media (quella odierna) di appena un visitatore ogni 48 ore. Situazione che perdura da almeno 180 giorni.

Ma non finisce qui. Il front-office con i fruitori della biblioteca si compone di appena tre unità, una delle quali una lavoratrice socialmente utile. Uno di loro è il “corriere dei libri”, colui che alla bisogna fa la spola tra il Sant’Anna e la vecchia sede della biblioteca per prelevare qualche libro che si trova ancora all’interno del collegio dei Gesuiti.

Ma ad aggravare ulteriormente la situazione di degrado in cui versa la biblioteca è anche l’assenza di un sistema di catalogazione dei singoli volumi. La ricerca di un titolo specifico è opera ardua, considerata la mancanza di un sistema di conservazione che sia degno di questo nome. Si va a tentoni, o si tira ad indovinare, cercando alla rinfusa, sperando di pescare nel mucchio il libro che si sta cercando. Come se si cercasse un ago in un pagliaio.

Le conseguenze sono a dir poco deprimenti. Quelle stesse conseguenze che inducono i possibili destinatari del servizio (studiosi, storici, studenti, semplici appassionati di letteratura più o meno antica) a desistere dalla voglia di frequentare la biblioteca. Gli stessi libri donati nei mesi scorsi dagli eredi del compianto barbiere Vincenzo Scotti sono sparsi e abbandonati per terra, alla possibile mercé dei cosiddetti “pesciolini d’argento”, così come si chiamano i parassiti che si nutrono di carta.

Naturalmente anche la vecchia storica sede della Biblioteca, quella dove continuano a trovarsi gli storici volumi del Fondo Antico, al di là della discussa questione del singolo angolo inagibile, sta man mano perdendo sempre più l’interesse pubblico. E così la Biblioteca “Cassar”, così com’è ridotta, appare oggi una sorta di simbolo dello stesso decadimento culturale della città di Sciacca.