Riformata in appello una sentenza del Tribunale di Sciacca con assoluzione dell’imputata perché il fatto non sussiste. Florentina Neagu, di 38 anni, rumena, residente a Ribera, era accusata di avere reso dichiarazioni false per ottenere il reddito di cittadinanza, essere residente in Italia da almeno 10 anni, e condannata dal Tribunale di Sciacca a un anno e 4 mesi.
La Corte di Appello di Palermo ha riformato la sentenza assolvendola perché il fatto non sussiste. La donna era accusata di avere conseguito indebitamente il beneficio per un totale di 13.199 tra il 2020 e il 2021.
La difesa, con l’avvocato Pinuccia Amato (nella foto), ha puntato su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il requisito dei 10 anni di residenza riducendolo a 5, e la Neagu era residente da oltre 8 anni alla data della domanda.
Avverso la sentenza di primo grado è stato proposto appello dall’avvocato Pinuccia Amato, che ha evidenziato vizi procedurali e sostanziali della stessa. Il cuore della contestazione è fondato sull’assenza dell’elemento soggettivo del dolo: secondo la ricostruzione difensiva, la signora Neagu avrebbe agito in buona fede, confondendo — come spesso accade a chi proviene da contesti culturali diversi — il concetto tecnico di “residenza anagrafica” con quello, più comune, di “presenza stabile” in Italia.
Tale presenza, peraltro, sarebbe iniziata già nel 2010, come emerso in fase dibattimentale. Sulla base di questo nuovo quadro giuridico, anche il procedimento dinanzi alla Corte dei Conti della Regione Siciliana, aperto per presunto danno erariale da oltre 13 mila euro, si è concluso con una rinuncia all’azione da parte del pubblico ministero contabile. In udienza, tenutasi l’11 giugno 2025, la Procura ha riconosciuto che la signora Neagu era legittimamente in possesso del requisito di residenza quinquennale al momento della richiesta del beneficio.
Di conseguenza, la Corte, con sentenza 212/2025, ha dichiarato estinto il giudizio.



