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Comune di Sciacca

Sciacca, carcere e scuola insieme per il reinserimento sociale: convegno alla Casa Circondariale (Video)

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Un momento di confronto e riflessione sui temi del reinserimento sociale, della rieducazione e dei valori della convivenza civile si è svolto questa mattina presso la Casa Circondariale di Sciacca.

Il convegno, promosso dall’istituto penitenziario in collaborazione con l’Istituto scolastico “Don Michele Arena”, ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra istituzioni, mondo della scuola, volontariato e persone detenute.
A moderare l’incontro è stato il responsabile dell’Area Trattamentale, Gaetano Montalbano.

Sono intervenuti il direttore della Casa Circondariale, Marilena Scaravilli, il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, Nino Di Noto, e la responsabile dell’Avulss di Sciacca, Maricetta Venezia.
Cuore del convegno è stata la relazione del sociologo Francesco Pira, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove insegna Comunicazione Strategica, Teorie e Tecniche del Giornalismo Digitale, Giornalismo Sportivo, Social Media e Comunicazione d’Impresa.
Nel suo intervento, particolarmente apprezzato dai presenti, il sociologo Pira ha posto l’accento sul valore centrale della rieducazione, sottolineando come il reinserimento sociale non sia un tema marginale, ma una questione che riguarda il futuro delle persone e delle comunità. «Parlare di reinserimento sociale – ha affermato – significa interrogarsi sulla qualità della nostra democrazia. Una società che non sa reintegrare produce esclusione, marginalità e nuova devianza. Ogni persona che esce dal carcere senza strumenti e prospettive rappresenta una sconfitta collettiva».
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo della scuola all’interno del carcere, indicata dal docente come strumento fondamentale per contrastare lo stigma sociale. «Contro i pregiudizi – ha spiegato – non esistono scorciatoie: l’unica via è la formazione, la conoscenza, la cultura. Studiare in carcere è un atto di ricostruzione dell’identità, perché nessuna persona coincide interamente con il reato commesso».
Particolarmente intenso il momento conclusivo di confronto, durante il quale alcune persone detenute hanno condiviso riflessioni personali e posto domande al relatore, offrendo testimonianze dirette sull’importanza dei percorsi formativi e trattamentali intrapresi.
«Iniziative come questa – ha dichiarato il Direttore, Marilena Scaravilli – rappresentano un’occasione concreta di apertura dell’istituzione penitenziaria al territorio, alla scuola e al volontariato. Il dialogo tra esperti, operatori, studenti e persone ristrette rafforza la cultura della legalità, della responsabilità e del rispetto reciproco, valori essenziali per costruire reali percorsi di reinserimento sociale».
Un appuntamento che ha confermato come il carcere possa e debba essere luogo di crescita, confronto e possibilità di cambiamento, nel solco dei principi costituzionali”.

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