Operazione della Guardia di finanza a Messina contro un giro di commercio illegale sul web.
Su disposizione del giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono state eseguite misure cautelari nei confronti di sette persone coinvolte in un’inchiesta su un presunto sistema organizzato dedito alla diffusione di merce contraffatta.
Il provvedimento prevede la custodia in carcere per quattro indagati, gli arresti domiciliari per due e l’obbligo di firma per un altro soggetto. La Procura aveva avanzato richieste cautelari anche per ulteriori cinque persone.
Al centro delle indagini, coordinate dalla Dda e condotte dal comando provinciale delle Fiamme gialle, un’attività di e-commerce ritenuta irregolare, monitorata attraverso intercettazioni, controlli sui flussi finanziari, pedinamenti e sequestri.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe operato stabilmente nella vendita di capi di abbigliamento, accessori e profumi recanti marchi falsificati, riconducibili a brand noti.
L’organizzazione, secondo l’accusa, sarebbe stata composta da soggetti già noti alle forze dell’ordine, alcuni dei quali avrebbero proseguito l’attività illecita anche mentre si trovavano agli arresti domiciliari.
Le verifiche hanno ricostruito un sistema attivo almeno dal 2022, con base nel quartiere Giostra, che sfruttava i social network per promuovere i prodotti. In particolare, le vendite avvenivano tramite una pagina collegata a un gruppo chiuso con migliaia di iscritti, attraverso dirette online durante le quali venivano proposti gli articoli a prezzi molto inferiori rispetto a quelli di mercato.
Gli acquirenti potevano ritirare la merce direttamente presso le abitazioni degli indagati oppure riceverla tramite consegna a domicilio o spedizione.
Gli approfondimenti patrimoniali hanno inoltre evidenziato movimentazioni economiche ritenute incompatibili con i redditi dichiarati, oltre a una significativa esposizione sui social di beni e disponibilità economiche da parte degli indagati e dei loro familiari.
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari.