Un incontro partecipato e ricco di spunti quello organizzato da RiberaLab, che ha acceso i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso: le dipendenze, nelle loro diverse forme.
L’iniziativa, sostenuta dall’impegno dell’associazione e in particolare di Vincenzo Rossello, ha riunito operatori sanitari, rappresentanti istituzionali, realtà del territorio e cittadini, chiamati a riflettere su una problematica che coinvolge sempre più giovani.
Ad aprire i lavori è stata Gabriella Schembri dell’Asp di Agrigento, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un approccio condiviso e coordinato. Secondo quanto emerso, affrontare il tema richiede un’azione sinergica tra sanità, scuola, istituzioni e comunità locale, in grado di intervenire non solo sul piano clinico ma anche su quello educativo e sociale.
Nel corso della serata sono stati illustrati i dati aggiornati del SerD, che hanno restituito un quadro preoccupante.
Giacomina Di Francesco, insieme all’assistente sociale Giusy Perricone, ha spiegato che dall’inizio dell’anno sono state seguite decine di persone, con una netta prevalenza maschile ma con un dato che colpisce particolarmente: l’età sempre più bassa di chi si avvicina alle sostanze.
Non mancano infatti casi che riguardano giovanissimi, anche di 13 e 14 anni, già esposti a droghe pesanti.
Lo stesso servizio, è stato evidenziato, opera con risorse limitate rispetto alla crescente domanda. L’organico ridotto – tra psicologi, infermieri, assistenti sociali e un medico disponibile solo per poche ore settimanali – rende difficile garantire una copertura adeguata, al punto da dover ridimensionare anche le attività di prevenzione nelle scuole.
Nel dibattito è intervenuta anche Katia Scorsone, del centro di ascolto “Casa dei Giovani”, nato dopo la morte per overdose di un giovane del territorio. Un’esperienza che ha dato vita a una rete di volontari impegnati nel sostegno a chi vive situazioni di fragilità.
Dario Ruvolo, psicologo e referente del Distretto D6, ha sottolineato le criticità dei servizi territoriali, ribadendo l’urgenza di rafforzare il lavoro di rete per rendere più efficaci gli interventi.
Momento particolarmente intenso è stato quello della testimonianza di un ex dipendente da sostanze, che ha raccontato il proprio percorso iniziato in adolescenza e concluso dopo anni di difficoltà. Oggi ha ricostruito la propria vita, ma ha evidenziato quanto sia determinante il supporto di una rete sociale per uscire da queste situazioni, richiamando l’attenzione soprattutto sull’importanza della prevenzione tra i più giovani.
Sul tema è intervenuto anche padre Nuara, che ha spostato il focus sul tempo libero e sulle opportunità offerte ai ragazzi. Il problema, ha osservato, non è solo vietare determinati comportamenti, ma proporre alternative concrete. Da qui il richiamo alla necessità di investire in spazi educativi, attività sportive e momenti di aggregazione. Ha ricordato, a tal proposito, esperienze positive maturate in passato e progetti rimasti incompiuti che avrebbero potuto offrire risposte significative.
Don Giuseppe Argento ha invece evidenziato il valore della collaborazione tra le diverse realtà del territorio. Dal suo intervento è emersa la complessità del fenomeno, che spesso coinvolge interi nuclei familiari e si intreccia con dinamiche difficili da affrontare, anche per le limitazioni degli strumenti istituzionali a disposizione.
A chiudere l’incontro è stato Giuseppe Ruvolo, presidente di RiberaLab, con una riflessione di carattere più ampio. Ha richiamato il concetto di “pharmakon”, per spiegare come alcune sostanze possano avere effetti opposti a seconda dell’uso che se ne fa. Il tema, quindi, non riguarda solo la sostanza in sé, ma il rapporto che le persone instaurano con essa e il livello di consapevolezza collettiva.
Ruvolo ha inoltre evidenziato come non esistano risposte semplici: né l’approccio esclusivamente repressivo né una liberalizzazione totale rappresentano soluzioni efficaci. Al centro deve esserci invece un percorso culturale, capace di rafforzare la consapevolezza individuale e collettiva.
In questa direzione si inserisce anche un nuovo progetto annunciato dall’associazione, che prenderà avvio nei prossimi mesi. L’iniziativa prevede incontri diffusi in diversi luoghi della città, basati sulla lettura condivisa e sul confronto tra i partecipanti. L’obiettivo è offrire occasioni di crescita e dialogo, nella convinzione che la cultura possa rappresentare uno strumento concreto di prevenzione e un’alternativa alle forme di dipendenza.
Un percorso che punta a rafforzare il tessuto sociale e a costruire comunità più consapevoli, partendo proprio dall’educazione e dalle relazioni.



