Sono 22 le persone soccorse nel Mediterraneo dalla Aurora, l’imbarcazione della Ong Sea-Watch, sbarcate nelle scorse ore nel porto di Pozzallo.
A renderlo noto è stata la stessa organizzazione umanitaria, che ha parlato di operazioni di salvataggio particolarmente delicate.
Secondo quanto riferito dalla Ong, alle autorità italiane sarebbe stato inizialmente assegnato un porto di sbarco giudicato troppo distante rispetto al carburante residuo a bordo dell’imbarcazione.
«Le autorità italiane ci avevano inizialmente assegnato un porto troppo lontano da raggiungere con il carburante che ci era rimasto», spiegano da Sea-Watch, sottolineando le difficoltà logistiche affrontate dopo il recupero dei naufraghi.
Durante le fasi del soccorso, inoltre, si sarebbe registrato un momento di tensione: una motovedetta riconducibile alle milizie libiche si sarebbe avvicinata all’area dell’intervento, nel tentativo – secondo la ricostruzione dell’Ong – di intercettare le persone a bordo e riportarle in Libia.
L’episodio riaccende i riflettori sul coordinamento dei soccorsi nel Mediterraneo centrale e sul tema dei respingimenti verso la Libia, più volte oggetto di denunce da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali.
Le 22 persone, una volta giunte a Pozzallo, sono state affidate alle autorità competenti per le procedure di identificazione e assistenza sanitaria.



