Sette anni senza Primo Veneroso, un’eccellenza della cultura di Sciacca

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“E adesso il museo per esporre la straordinaria collezione di Primo Veneroso, un omaggio a uno grande saccense che ci ha lasciato e un segnale di rilancio della città”. L’appello è stato lanciato da Franco Lo Bue, studioso di archeologia e geologo, nel giorno dei funerali di Veneroso.  “Lui è andato via con un grande rammarico – ha detto Lo Bue – quello di non essere riuscito a donare alla città la sua collezione di preziosi oggetti preistorici, tremila reperti che sono stati definiti, in un decreto dell’assessorato regionale ai Beni culturali, di eccezionale interesse storico-archeologico”.

L’attesa per il museo continua, ma adesso, a sette anni dalla morte di Primo Veneroso, grazie soprattutto all’infaticabile lavoro del Soprintendente ai Beni Culturali di Agrigento, Michele Benfari, il traguardo sembra più vicino.

Primo Veneroso per anni si è battuto per la ristrutturazione del complesso monumentale Santa Margherita che avrebbe dovuto ospitare già da tempo la collezione. Già nel 1972 avrebbe voluto donare la sua collezione, ma problemi burocratici tra il Comune di Sciacca e l’azienda sanitaria, proprietaria dell’immobile, hanno ritardato i lavori di ristrutturazione del museo.

I reperti, datati tra il terzo e il secondo millennio avanti cristo e provenienti per lo più dalla montagna del “Nadore”, sono stati all’attenzione del “College de France”, del Centro nazionale di ricerca scientifica francese e della scuola francese di Roma, interessati soprattutto ai pezzi della tarda età del rame e alla prima età del ferro. E la collezione Veneroso, di cui fanno parte anche i bicchieri campaniformi, antichi reperti in ceramica diffusi già più di quattromila anni fa nelle aree che oggi compongono i confini dell’Unione Europea, è stata oggetto di studio da parte di un’equipe internazionale.

Nella foto, Primo Veneroso con uno dei bicchieri campaniformi