Un nuovo episodio di truffa del finto giudice si registra nel territorio, dove un medico sessantacinquenne è stato contattato telefonicamente da un uomo che si è spacciato per magistrato in servizio al tribunale di Menfi.
Il pretesto utilizzato era quello di dover verificare alcuni gioielli custoditi in casa, sostenendo che potessero essere collegati a una rapina. Un copione diverso rispetto a quelli più noti, ma che punta sempre a sfruttare il timore delle vittime.
Il nuovo schema dei raggiri telefonici
Fino a poche settimane fa, i truffatori si presentavano soprattutto come carabinieri, raccontando di incidenti stradali con figli o nipoti arrestati o in difficoltà, chiedendo denaro o oggetti di valore.
Adesso, invece, il copione sembra cambiato. La telefonata arriva per verificare se i gioielli presenti in casa possano essere quelli sottratti durante una rapina.
Il rifiuto di consegnare i gioielli
Il medico sessantacinquenne, però, ha reagito rifiutandosi categoricamente di consegnare i monili custoditi nella propria abitazione. Una scelta che dimostra come, almeno in parte, l’uomo abbia intuito il rischio di trovarsi di fronte a un tentativo di raggiro.
La consegna della pistola ai truffatori
Nonostante il rifiuto iniziale, verosimilmente intimorito dalla situazione, il professionista ha comunque finito per consegnare un altro oggetto: la propria pistola, completa di cartucce.
Un esito che rende questo episodio di truffa del finto giudice particolarmente delicato, perché evidenzia come i malviventi riescano a esercitare pressione psicologica sulle vittime fino a ottenere qualcosa, anche quando la richiesta principale viene respinta.
Un fenomeno in evoluzione
L’episodio conferma come le tecniche dei truffatori continuino a evolversi. Cambiano i ruoli impersonati, cambia la storia raccontata al telefono, ma resta invariato l’obiettivo: convincere le vittime a consegnare beni o oggetti personali.



