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Una cerimonia sobria ma carica di dolore ha segnato la mattinata nel porto di Trapani, dove è stata organizzata una commemorazione per i migranti morti nel Mediterraneo durante i giorni del ciclone Harry.
Secondo le organizzazioni umanitarie le vittime potrebbero essere circa un migliaio, mentre finora sono stati recuperati solo una quindicina di corpi lungo le coste di Calabria e Sicilia.
L’iniziativa è stata promossa dall’Mediterranea Saving Humans, già impegnata nei giorni scorsi nel denunciare i cosiddetti naufragi fantasma nel Canale di Sicilia tra il 18 e il 21 gennaio 2026, durante e dopo il passaggio della violenta perturbazione.
Dalle 11 si sono susseguiti una Messa, una preghiera islamica e una preghiera civile, in un momento interreligioso che ha voluto ricordare le vittime senza distinzioni di fede o provenienza.
A spiegare il senso dell’iniziativa sono stati don Matia Ferrari, cappellano di Mediterranea, e il cofondatore Luca Casarini.
Dalla barca a vela Safira, impegnata nelle attività di soccorso civile in mare, è stato effettuato un lancio di fiori tra le onde. «Per abbracciare chi giace in fondo, per ricevere con misericordia e rispetto chi raggiungerà le nostre coste senza vita. Chiediamo a Dio e al mare di perdonarci per questa atrocità», hanno dichiarato.
Durante la commemorazione sono stati letti anche i messaggi del vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli e dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che ha parlato apertamente di «non tragedie ma precise scelte politiche disumane», denunciando il silenzio sulle stragi in mare e le violazioni del diritto internazionale sul soccorso.
Lorefice, in una lettera indirizzata a Mediterranea, ha definito «ennesima strage – non è una tragedia!» quanto accaduto nel Canale di Sicilia, puntando il dito contro politiche di «contenimento e abbandono» che, a suo dire, trasformano in criminali uomini, donne e bambini in fuga.
Un richiamo forte alla responsabilità collettiva che oggi ha trovato eco anche nel porto di Trapani.
Gli organizzatori hanno sottolineato che l’iniziativa è stata pensata anche per i familiari delle persone disperse.
«Con questo gesto vogliamo dire anche alle famiglie delle persone morte e perse che siamo con loro. Condividiamo il loro dolore», hanno spiegato. Un momento di memoria e preghiera che si è trasformato in un appello civile e morale: perché dietro i numeri ci sono vite spezzate e famiglie in attesa di verità.