Nei padiglioni dello Zen 2 l’accesso all’acqua resta un problema irrisolto. L’assenza dei misuratori idrici impedisce a molti abitanti degli alloggi popolari di avere un rapporto contrattuale regolare con il gestore del servizio. Una condizione che ha spinto comitati civici e realtà associative del quartiere a sollecitare un intervento diretto dell’Amap.
Secondo quanto denunciato, la mancanza di strumenti di misurazione, accordi formali e di una gestione ufficiale dell’infrastruttura idrica lascia i residenti in una sorta di limbo amministrativo, privandoli di un diritto fondamentale. Da qui la richiesta di avviare un percorso di normalizzazione che consenta agli inquilini di diventare utenti riconosciuti.
Un passaggio decisivo, spiegano dal territorio, sarebbe la realizzazione di una ricognizione puntuale degli abitanti effettivi dei complessi residenziali. Informazioni che dovrebbero essere condivise anche con l’Iacp, impegnato a ricostruire il quadro delle assegnazioni e a individuare eventuali occupazioni senza titolo.
Nel frattempo, il gestore dell’acquedotto starebbe concentrando gli sforzi sulla eliminazione dei collegamenti non autorizzati, considerati uno dei nodi centrali della vicenda. Il tema è già approdato sui tavoli istituzionali, accompagnato da una relazione tecnica dettagliata che descrive la presunta rete di condotte irregolari che correrebbe nel sottosuolo dei grandi edifici residenziali.
Una situazione complessa che richiede, secondo i promotori dell’iniziativa, un’azione coordinata tra enti e istituzioni per garantire trasparenza, legalità e servizi essenziali agli abitanti dello Zen 2.