“Figli delle App”, il nuovo saggio di Francesco Pira per conoscere e comprendere “la generazione Z” (Intervista)

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Si chiama “Figli delle App”, il nuovo libro di Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Messina, giornalista e scrittore ma soprattutto uno dei più riconosciuti esperti italiani di cyberbullismo, del sexting, del revenge porn e di tutti i fenomeni del web e dei social.

Un libro dove i giovanissimi di oggi sono il tema centrale di uno studio di impianto sociologico tra ragazzi pieni di speranze e fragilità, analizzando le trasformazioni in atto, basandosi sui risultati delle ricerche condotte in ventitrè anni di studio sull’evoluzione dei modelli comunicativi di preadolescenti e adolescenti prima e dopo l’avvento delle nuove tecnologie e della digitalizzazione della società.
“Questa generazione di preadolescenti e adolescenti – afferma Pira – ci mostra come la rivoluzione tecnologica sia ormai compiuta. La tecnologia è parte integrante delle loro esistenze. Si muovono tra app e dimensione social in un fluire quotidiano h24 di interazioni, produzione di contenuti e creatività e, per la prima volta, l’e-learning è entrato nelle loro vite”.
Pira in questo ultimo saggio condivide, però anche i dati dell’ultima ricerca realizzata, lq survey online «La mia vita ai tempi del Covid». Condotta nel periodo aprile – maggio 2020, ha coinvolto in totale 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori che hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette domande. I dati evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti la prima generazione digitale. Praticamente tutti (96,6%) gli intervistati posseggono uno smartphone e oltre l’88,8% ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza a isolarsi rispetto all’ambiente familiare. Sempre più dipendenti dal gruppo di pari hanno vissuto una forte sensazione di isolamento, paura e scoraggiamento, con oltre il 60% degli intervistati che dichiara di avere provato questo sentimento. C’è poi un dato che più di tutti gli altri offre spunti di approfondimento, ed è quello relativo all’ eventuale possesso di un profilo social falso. Su 544 risposte ottenute, il 69% ha dichiarato di averlo. Vivono su Instagram e Whatsapp. Appare evidente, una volta di più, come nell’era liquido-moderna l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.