Riapre lo Spasimo di Sciacca che accoglie l’arte di Franco Gulino: “Una grande emozione” (Video)

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Sono stati i volontari dell’associazione di Promozione Sociale, Salvatore Cantone,
Giuseppe Cattano, Calogero Cantone e dell’associazione culturale Nova, Fazio Vincenzo, Helena Cucchiara a portare via tonnellate di rifiuti, centimetri vischiosi di guano e permettere la riapertura dello Spasimo di Sciacca, una chiesa chiusa da sessant’anni ma ricchissima di storia: e’ stata anche sede di una sezione della Corte di Assise di Agrigento, ha ospitato processi penali, e nel 1963 Pietro Germi vi ha girato una scena di “Sedotta e Abbandonata”. Uno scrigno prezioso poi abbandonato e oggi patrimonio chiuso del Fec.

L’occasione della riapertura e’ stato il festival “Le vie dei Tesori” e all’interno dello Spasimo, Franco Accursio Gulino ha fatto nascere “Domus”, una personale che entra in stretto colloquio con le pareti scrostate, con gli affreschi scomparsi, l’altare e le cappelle che non esistono piu’ di questa chiesa suggestiva.

“Domus” di Franco Accursio Gulino, a cura di Laura Anello e Anthony Francesco Bentivegna, e’ stata inaugurata questa sera alla presenza del sindaco di Sciacca Francesca Valenti, del Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa e del sovrintendente ai Beni Culturali di Agrigento Michele Benfari. 

La mostra racchiude diciassette opere tra installazioni site-specific e tele, poesie e una videoproiezione. La clandestinità urbana, le transumanze, la memoria e il dialogo tra culture diverse sono i punti focali su cui poggia il pensiero artistico di Franco Accursio Gulino, artista che indaga sulle condizioni d’esistenza ai limiti della sopportazione: gli ultimi, i dimenticati, i non allineati, i ribelli … Ogni sua opera è una finestra su una dimensione gremita di idee, suggestioni e ricordi celati in segni sinaptici, caratteri astratti e abissi immateriali. Un linguaggio che smette di essere solo pittura o solo scrittura, per divenire un’essenziale necessità espressiva.
Gulino è un artista che ama le stratificazioni, le sue opere entrano in sinergia con lo spazio, cercano di raccontarne la storia per immagini. Buste, lettere quasi fossilizzate, dipinti con terre colorate, alcune tratte dalla sua casa di Sciacca: “Domus” non è nata facilmente, Gulino cercava un sito adatto da tempo, con lo Spasimo si è creato un cortocircuito straordinario. “E’ l’ambiente che cercavo: dovevo rispettare la storia e la struttura architettonica della chiesa, ma nello stesso tempo non farmi fagocitare – ha spiegato – con questi angeli che mi hanno aiutato, siamo riusciti a ricucire una ferita della città. Abbiamo trovato una montagna di numeri civici, targhette in cementizio di due colori, è nata un’installazione per raccontare la perdita del senso dell’accoglienza: questi numeri segnano luoghi che non esistono”.