Dal 15 giugno 2026 cambia radicalmente il rapporto tra Pubblica Amministrazione e lavoratori autonomi. Con una norma inserita nella Legge di Bilancio 2026, scatta il prelievo automatico sulla parcella dei professionisti che vantano anche debiti fiscali di qualunque importo, senza più la soglia minima dei 5.000 euro prevista fino ad oggi.
In pratica, chi lavora per la PA rischia di vedersi bloccare o decurtare il compenso alla fonte, anche in presenza di irregolarità minime, come una sanzione amministrativa non pagata.
La novità è contenuta nell’articolo 1, comma 725, della Legge n. 199/2025.
La norma prevede che, prima di effettuare il pagamento di una parcella, la Pubblica Amministrazione debba verificare la posizione fiscale del professionista tramite Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER).
Se dalla verifica emergono debiti iscritti a ruolo, di qualsiasi ammontare, il pagamento:
La soglia dei 5.000 euro, che fino ad oggi faceva scattare il controllo, viene definitivamente eliminata.
L’aspetto più critico è che non conta l’importo del debito.
Anche:
possono determinare il blocco totale del compenso, anche se la prestazione è stata regolarmente eseguita.
Questo significa che il professionista potrebbe lavorare senza essere pagato, pur in assenza di pignoramenti o atti esecutivi formali.
La norma ha suscitato forti reazioni nel mondo professionale.
Il Consiglio Nazionale Forense l’ha definita apertamente:
«Vessatoria e discriminatoria, con effetti paralizzanti sull’attività professionale».
Secondo il presidente Francesco Greco, il meccanismo rischia di colpire indiscriminatamente anche chi presenta irregolarità minime o contestabili, compromettendo la continuità lavorativa di migliaia di professionisti che operano prevalentemente con la PA.
Sotto il profilo costituzionale, la norma solleva seri dubbi in relazione all’articolo 3 della Costituzione, per almeno due motivi.
I lavoratori dipendenti, inclusi quelli pubblici, continuano a percepire lo stipendio anche in presenza di debiti fiscali o contributivi rilevanti, fermo restando il recupero ordinario da parte del Fisco.
Il professionista, invece:
La norma colpisce solo chi lavora con la Pubblica Amministrazione.
Chi opera esclusivamente con clienti privati, pur avendo la stessa posizione fiscale, non subisce alcun blocco dei compensi.
Una disparità che appare priva di una giustificazione ragionevole.
Il punto più delicato riguarda la tutela del diritto di difesa.
Con il nuovo meccanismo:
Questo è particolarmente grave perché, nella pratica, molti debiti iscritti a ruolo:
La giurisprudenza delle Sezioni Unite ha più volte affermato che il contribuente può impugnare il pignoramento se questo è il primo atto con cui viene a conoscenza della pretesa fiscale.
Con la nuova disciplina, però, il pignoramento non esiste, e il professionista rischia di subire il prelievo senza alcuna tutela preventiva.
Dal 2026, lavorare con la Pubblica Amministrazione diventa molto più rischioso per i professionisti con pendenze fiscali, anche minime. Il prelievo automatico sulla parcella introduce un sistema di controllo rigido e immediato, che solleva forti perplessità giuridiche, costituzionali e operative.
In attesa di possibili correttivi o interventi della Corte costituzionale, il consiglio per chi opera con la PA è uno solo:
👉 verificare e regolarizzare tempestivamente ogni posizione fiscale, anche di importo irrisorio, per evitare di lavorare… senza essere pagati.