Arriva una svolta importante sul fronte della sicurezza negli ospedali.
Con la sentenza n. 39438/2025, la Corte di Cassazione ha chiarito che le aggressioni al personale sanitario possono configurare anche il reato di violenza a pubblico ufficiale, oltre alle lesioni.
👉 Tradotto: chi aggredisce un medico o un infermiere rischia condanne più gravi e senza sconti.
La Cassazione ribadisce un principio chiave:
✔ le aggressioni non sono semplici lesioni
✔ si tratta di reati autonomi e più gravi
La legge (n. 113/2020) ha infatti introdotto una tutela rafforzata per:
👉 L’obiettivo è proteggere non solo il singolo lavoratore, ma l’intero sistema sanitario.
La sentenza nasce da un episodio concreto:
La difesa chiedeva una riduzione della responsabilità, ma la Cassazione ha confermato tutto:
✔ lesioni a personale sanitario
✔ violenza a pubblico ufficiale
👉 I due reati possono coesistere.
Secondo l’art. 336 del Codice Penale:
👉 il reato si configura quando si usa violenza per:
Nel caso dei sanitari:
L’art. 583-quater c.p. stabilisce che:
✔ le aggressioni a sanitari sono un reato specifico
✔ non sono una semplice aggravante
👉 Questo significa:
Secondo la Cassazione:
👉 Un’aggressione può:
Le conseguenze possono essere pesanti:
✔ condanna penale
✔ più reati contemporanei
✔ pene aggravate
👉 Non è possibile “ridurre” il reato a una semplice lesione.
✔ Medici e infermieri sono tutelati come pubblici ufficiali
✔ Le aggressioni sono reati autonomi
✔ Possono esserci più reati insieme
✔ Pene più severe senza attenuanti
La sentenza della Cassazione segna un punto fermo:
👉 tolleranza zero verso le aggressioni al personale sanitario
Il messaggio è chiaro:
chi colpisce chi cura, rischia conseguenze penali molto gravi.