Dal 1° gennaio 2026 l’assegno per le attività socialmente utili (ASU) sale a 707,19 euro mensili. L’aumento è stato ufficializzato dall’INPS con la circolare n. 4 del 28 gennaio 2026 e riguarda migliaia di lavoratori impegnati in progetti di pubblica utilità su tutto il territorio nazionale. Vediamo a chi spetta, come funziona e come accedere ai progetti ASU.
Con la circolare INPS n. 4/2026, l’Istituto ha aggiornato l’importo dell’assegno per le attività socialmente utili in base all’adeguamento al costo della vita.
Dal 1° gennaio 2026, l’assegno mensile è fissato in 707,19 euro, importo uniforme su scala nazionale e finanziato attraverso il Fondo sociale per occupazione e formazione.
A differenza di altre prestazioni assistenziali, l’assegno ASU:
L’erogazione avviene tramite INPS sulla base delle rendicontazioni trasmesse dagli enti utilizzatori. In caso di assenze non giustificate o interruzione del progetto, l’importo può essere ridotto o sospeso.
L’assegno ASU è disciplinato dal D.Lgs. n. 468/1997 ed è destinato a soggetti coinvolti in percorsi di politica attiva del lavoro.
Possono beneficiarne:
Il diritto all’assegno nasce esclusivamente con la partecipazione concreta alle attività: senza prestazione non matura alcun pagamento. L’ASU non è quindi paragonabile alla NASpI o ad altre indennità passive, ma rappresenta una indennità legata all’impegno attivo del beneficiario.
Le attività socialmente utili non costituiscono un rapporto di lavoro subordinato, ma forme di occupazione temporanea finalizzate:
I progetti ASU si svolgono presso:
Le mansioni possono riguardare:
Il modello ASU punta a superare l’assistenzialismo puro, richiedendo un contributo concreto del beneficiario alla collettività.
Per ottenere l’assegno ASU è necessario:
I progetti vengono attivati da:
Per candidarsi è necessario monitorare:
Le domande vengono valutate tramite graduatoria, secondo criteri stabiliti nel bando. I posti sono limitati e l’assegnazione non è automatica.
L’aumento dell’assegno ASU a 707,19 euro mensili nel 2026 rafforza uno strumento che unisce sostegno al reddito e utilità sociale.
Si tratta di una misura spesso poco conosciuta, ma che continua a rappresentare una rete di protezione concreta per migliaia di persone escluse dal mercato del lavoro tradizionale.
Con la nuova circolare INPS, il quadro normativo e operativo risulta più chiaro, consentendo agli enti e ai beneficiari di programmare con maggiore certezza le attività per il 2026.