Le patologie tiroidee gravi continuano a garantire anche nel 2026 l’accesso alle tutele economiche Inps, ai benefici previsti dalla Legge 104 e, nei casi più severi, a un sostegno mensile che può arrivare fino a 550 euro. Quello che comunemente viene chiamato bonus tiroide non è un contributo automatico, ma un insieme di misure legate al riconoscimento dell’invalidità civile e della disabilità in situazione di gravità, sulla base di precisi requisiti sanitari ed economici.
Ecco cosa prevede la normativa aggiornata, a chi spetta il beneficio e come presentare correttamente la domanda.
Il cosiddetto bonus tiroide non è una prestazione unica, ma rientra nel sistema di protezione sociale riservato a chi soffre di patologie tiroidee croniche o invalidanti. Tra le condizioni che possono dare diritto ai benefici rientrano, ad esempio:
Per accedere alle agevolazioni è necessario che la patologia venga certificata dall’Inps e che comporti una riduzione significativa della capacità lavorativa o uno stato di non autosufficienza.
L’accesso ai benefici dipende da due elementi fondamentali:
la percentuale di invalidità riconosciuta e il reddito personale.
Per l’anno 2026, i limiti reddituali indicativi sono:
Il reddito considerato è quello personale, non quello del nucleo familiare.
Gli importi vengono erogati dall’Inps per 13 mensilità e variano in base alla gravità riconosciuta:
Le somme possono essere cumulabili, nei casi previsti dalla legge.
Il riconoscimento della Legge 104, art. 3 comma 3, garantisce anche importanti tutele non economiche, tra cui:
L’iter per ottenere il bonus tiroide 2026 è ben definito:
Il bonus tiroide rappresenta una tutela concreta per chi convive con patologie spesso sottovalutate ma fortemente impattanti sulla qualità della vita. Tuttavia, l’accesso non è automatico: è essenziale seguire correttamente la procedura, presentare documentazione completa e verificare i requisiti aggiornati.
Per questo motivo, l’assistenza di un patronato può fare la differenza tra una domanda accolta e una respinta.