Con la Manovra di Bilancio 2026 e la circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, arrivano gli aggiornamenti ufficiali sugli importi delle principali prestazioni assistenziali legate alla disabilità. I nuovi valori, però, mostrano aumenti molto contenuti, che difficilmente riusciranno a compensare l’aumento del costo della vita registrato nell’ultimo biennio.
Le rivalutazioni riguardano pensioni di invalidità civile, assegni mensili, indennità di accompagnamento, prestazioni per ciechi e sordi, nonché alcune tutele specifiche per determinate patologie. Di seguito il quadro completo degli importi mensili e dei limiti di reddito validi per il 2026.
Per gli invalidi civili totali (100%), l’importo base della pensione resta particolarmente basso anche nel 2026.
La maggiorazione sociale spetta solo in presenza dei requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente.
Per gli invalidi civili parziali, la prestazione resta l’assegno mensile assistenziale.
Anche in questo caso, l’incremento rispetto al 2025 è minimo e sostanzialmente allineato alla rivalutazione automatica.
Per le persone sorde civili, la disciplina 2026 conferma importi e requisiti simili agli anni precedenti.
Una delle poche eccezioni riguarda i lavoratori affetti da drepanocitosi o talassemia major, per i quali l’importo resta più elevato.
Questo valore è allineato al trattamento minimo pensionistico rivalutato per il 2026.
Il confronto con gli anni passati evidenzia chiaramente la criticità degli aumenti.
La pensione di invalidità civile:
Incrementi nominali che, nella pratica, non riescono a compensare l’inflazione e l’aumento delle spese quotidiane sostenute dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie.
Il quadro che emerge dalle nuove tabelle INPS conferma una situazione di forte squilibrio tra importi assistenziali e costo reale della vita. Nonostante gli adeguamenti automatici, le prestazioni restano su livelli molto bassi, rendendo difficile garantire una reale tutela economica alle persone con disabilità, ai caregiver familiari e ai nuclei più fragili.
Le cifre ufficiali per il 2026 rappresentano quindi un aggiornamento tecnico, ma non una risposta strutturale alle esigenze di chi vive quotidianamente una condizione di disabilità.