Dichiarare il falso nell’ISEE 2026 può avere conseguenze molto più gravi di quanto si pensi. Non si rischia solo la perdita dei bonus ottenuti, ma anche la restituzione delle somme percepite e, nei casi più seri, una condanna penale fino a tre anni di reclusione.
Ma come funzionano davvero i controlli INPS? Per quanto tempo possono verificare la tua DSU? E cosa succede se emergono irregolarità anche dopo diversi anni? Facciamo chiarezza.
Cos’è l’ISEE e perché i controlli sono sempre più stringenti
L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è il parametro centrale per accedere a numerose prestazioni sociali, tra cui:
- Assegno di Inclusione;
- Assegno unico per i figli;
- bonus e agevolazioni statali;
- riduzioni sulle tasse universitarie.
La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) si basa in larga parte su autodichiarazioni. CAF e Patronati si limitano a inserire i dati forniti dal cittadino, senza verificarne subito la veridicità. È proprio questo meccanismo che, nel tempo, ha favorito omissioni e dichiarazioni non veritiere.
L’introduzione dell’ISEE precompilato ha ridotto gli abusi, ma non li ha eliminati. Ed è qui che entrano in gioco i controlli successivi.
Come funzionano i controlli INPS sull’ISEE
I controlli sulle dichiarazioni ISEE operano su due livelli distinti:
1. Controllo formale
È automatizzato e consiste nell’incrocio tra i dati indicati nella DSU e quelli presenti nelle banche dati pubbliche (Anagrafe tributaria, catasto, conti correnti, redditi). Questo tipo di verifica è gestito principalmente dall’INPS.
2. Controllo sostanziale
È più approfondito e viene svolto in modo selettivo dalla Guardia di Finanza. In questo caso si analizza il tenore di vita reale del nucleo familiare, confrontandolo con quanto dichiarato.
Cosa succede se dichiari il falso nell’ISEE
Chi viene scoperto a dichiarare dati non veritieri va incontro a una catena di conseguenze:
- revoca immediata dei benefici ottenuti;
- obbligo di restituzione integrale delle somme percepite senza diritto;
- possibile segnalazione all’autorità giudiziaria.
La restituzione riguarda tutte le somme incassate negli ultimi cinque anni, a partire dal momento in cui viene accertata la falsità. Per chi ha ricevuto contributi continuativi, l’importo da restituire può diventare molto elevato.
Le conseguenze penali: non è solo una sanzione amministrativa
Quando la falsa dichiarazione risulta volontaria e consapevole, si configura il reato di truffa ai danni dello Stato o dell’INPS, oltre alla falsa attestazione a pubblico ufficiale.
In questi casi, il cittadino rischia:
- reclusione da 6 mesi a 3 anni;
- multa da 51 a 1.032 euro.
Le sanzioni penali si sommano all’obbligo di restituzione e alla perdita definitiva dei benefici, rendendo il rischio estremamente alto.
Per quanti anni l’INPS può fare i controlli
Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda i termini temporali dei controlli:
- 5 anni per i controlli amministrativi e la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite;
- 7 anni per l’azione penale legata alla dichiarazione mendace.
In pratica:
- se presenti una DSU nel 2026, l’INPS può chiederti la restituzione dei benefici fino al 2031;
- ma potresti essere indagato penalmente fino al 2033, anche quando pensi che la vicenda sia ormai chiusa.
Un rischio che dura nel tempo
La lunga finestra temporale dei controlli dimostra che mentire sull’ISEE non è mai una strategia vincente. Anche se i controlli non arrivano subito, possono scattare anni dopo, con effetti devastanti sul piano economico e personale.
In sintesi:
- i controlli sono incrociati e sempre più efficaci;
- le conseguenze non si limitano alla perdita del bonus;
- il rischio penale resta aperto per molti anni.
Quando si compila la DSU, dichiarare il vero è l’unica scelta davvero sicura.



