Compilare l’ISEE 2026 in modo scorretto può avere conseguenze molto serie: bonus negati, agevolazioni perse e, nei casi più gravi, sanzioni e recuperi delle somme. Ogni anno migliaia di famiglie italiane commettono errori apparentemente banali nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), spesso senza rendersene conto. Ecco quali sono gli sbagli più frequenti su nucleo familiare, conti correnti, giacenze e patrimonio, e come evitarli per non rinunciare ai benefici che ti spettano.
Nucleo familiare ISEE: l’errore più comune (e più costoso)
Uno degli sbagli più frequenti riguarda la composizione del nucleo familiare. Molti contribuenti credono che coincida automaticamente con lo stato di famiglia anagrafico, ma le regole ISEE sono diverse e più stringenti.
I coniugi, ad esempio, fanno parte dello stesso nucleo anche se hanno residenze diverse, salvo che vi sia una separazione legale o un divorzio. La semplice scelta di vivere in abitazioni differenti non è sufficiente per escludere il coniuge dal calcolo.
Attenzione anche ai figli fiscalmente a carico: in diversi casi devono essere inclusi nel nucleo ISEE anche se non convivono. Particolarmente delicata è la situazione degli studenti universitari, che spesso pensano di poter presentare un ISEE autonomo per accedere a riduzioni su tasse e servizi. In realtà, i requisiti per l’autonomia sono molto rigidi e, se non rispettati, l’ISEE risulta errato, con il rischio di revoca delle agevolazioni e controlli successivi.
Conti correnti e giacenze: anche pochi euro fanno la differenza
Un’altra trappola frequente riguarda la dichiarazione dei rapporti finanziari. Vanno indicati tutti i conti intestati ai componenti del nucleo, anche quelli con saldo minimo o apparentemente inutilizzati.
Devono essere dichiarati:
- conti correnti bancari e postali;
- libretti postali, anche dormienti;
- carte prepagate con IBAN;
- conti esteri;
- conti chiusi durante l’anno di riferimento.
Per ciascun rapporto è obbligatorio indicare sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media annua. Molti dichiarano solo uno dei due valori, spesso scegliendo quello più basso: è un errore che porta a un ISEE non corretto.
Va ricordata anche la franchigia fino a 50.000 euro per titoli di Stato e libretti postali, che consente l’esclusione dal calcolo entro questa soglia, ma solo se dichiarati correttamente.
Anno di riferimento sbagliato: l’errore invisibile che invalida l’ISEE
Uno degli errori più subdoli riguarda l’anno di riferimento dei redditi e del patrimonio. L’ISEE ordinario 2026 si basa su redditi e patrimoni del 2024, non su quelli dell’anno precedente o in corso.
Molti contribuenti inseriscono i dati più recenti pensando di essere più “corretti”, ma così facendo alterano completamente l’indicatore, con conseguente esclusione da bonus e prestazioni. Il nucleo familiare è quello attuale, ma i dati economici sono quelli di due anni prima.
Patrimonio immobiliare: non solo la prima casa
Sul fronte immobiliare, l’errore più comune è dimenticare o sottovalutare immobili secondari, terreni o quote di proprietà.
Devono essere dichiarati:
- seconde case;
- terreni agricoli o edificabili;
- quote ereditarie, anche minime;
- immobili situati all’estero.
Anche una piccola percentuale di proprietà incide sull’ISEE. Escluderla significa presentare una DSU incompleta, con il rischio di contestazioni e rettifiche.
Redditi “minori” e ISEE corrente: attenzione alle omissioni
Molti cittadini omettono redditi considerati marginali, come:
- borse di studio;
- assegni di mantenimento;
- compensi da lavoro occasionale;
- redditi esteri;
- alcune prestazioni assistenziali.
Anche questi importi devono essere dichiarati. Inoltre, quando la situazione economica cambia in modo significativo (perdita del lavoro, riduzione del reddito, fine di un trattamento), è fondamentale richiedere l’ISEE corrente. Continuare a usare un ISEE non aggiornato può significare rinunciare a bonus e aiuti economici.
Da non dimenticare anche la dichiarazione del parco veicoli (auto, moto, altri mezzi) posseduti alla data di presentazione della DSU.
ISEE precompilato: utile, ma non infallibile
L’ISEE precompilato INPS riduce gli errori, ma non li elimina. Non tutti i dati sono sempre completi o aggiornati: il controllo puntuale di ogni voce resta indispensabile. Affidarsi ciecamente al sistema senza verifiche è uno degli errori più frequenti.
Perché compilare bene l’ISEE 2026 è fondamentale
L’ISEE è la chiave di accesso al welfare italiano, ma la sua complessità richiede attenzione e precisione. Gli errori più comuni nascono da informazioni parziali, interpretazioni sbagliate delle regole o dalla sottovalutazione di dati apparentemente secondari.
Per evitare di perdere bonus, agevolazioni e prestazioni, la soluzione più sicura resta una compilazione consapevole della DSU, affiancata – quando necessario – dal supporto di un CAF o di un professionista qualificato. Un ISEE corretto non è solo un adempimento burocratico: è uno strumento decisivo per tutelare i propri diritti economici.



