La Legge 104 non tutela solo i legami di sangue.
L’ordinamento italiano riconosce oggi il diritto ai permessi lavorativi retribuiti anche a chi non è parente della persona con disabilità, valorizzando le relazioni affettive stabili e autentiche che vanno oltre il matrimonio o la famiglia tradizionale.
Una svolta importante che consente, a determinate condizioni, di assistere legalmente una persona disabile grave anche se non esiste alcun vincolo familiare. Vediamo chi può fare domanda, quali requisiti servono e quali rischi evitare.
Il legislatore ha ampliato in modo significativo la platea dei beneficiari dell’art. 33, comma 3, della Legge 104, includendo il convivente di fatto.
Il convivente di fatto:
Non basta vivere insieme.
La convivenza deve essere:
Senza la dichiarazione anagrafica, la relazione non ha valore giuridico ai fini dei permessi 104.
La giurisprudenza ha chiarito in modo netto questo principio.
Il Tribunale di Agrigento, con sentenza n. 594 del 22 aprile 2025, ha stabilito che il convivente di fatto ha pieno diritto ai permessi 104, senza che il datore di lavoro possa opporre l’assenza di vincoli familiari.
📌 In altre parole: l’assistenza conta più della parentela.
Per ottenere i permessi non basta un’invalidità elevata.
Servono due condizioni cumulative.
La persona assistita deve essere riconosciuta in situazione di gravità, certificata dalla commissione medica dell’INPS.
Questo significa:
Come chiarito dal Tribunale di Catania (sent. n. 1076/2025), non è sufficiente:
La persona disabile non deve essere ricoverata stabilmente in una struttura che garantisce assistenza continua.
Se il ricovero è permanente, viene meno la necessità di assistenza domiciliare.
I permessi spettano:
⚠️ Non sono ferie mascherate.
Questo è il punto più delicato.
La giurisprudenza è rigidissima sull’uso scorretto dei permessi 104.
Se il lavoratore:
commette un abuso del diritto.
Il Tribunale di Agrigento, con sentenza n. 393 del 19 marzo 2025, ha confermato che:
👉 l’uso improprio dei permessi può portare al licenziamento per giusta causa.
I controlli del datore di lavoro sono legittimi.
La tutela della Legge 104 non si limita ai tre giorni mensili.
Il convivente che assiste una persona disabile grave ha diritto anche a:
Come chiarito dalla Corte d’Appello di Catanzaro (sent. n. 78/2024), questi diritti vanno bilanciati con:
Tuttavia, il datore di lavoro deve dimostrare concretamente l’impossibilità di accogliere la richiesta.
Un semplice “no” non basta, come ribadito dalla Corte d’Appello di Ancona (sent. n. 416/2024).
📌 I permessi 104 spettano anche senza parentela
📌 Serve convivenza di fatto registrata
📌 Necessaria disabilità grave certificata
📌 Uso improprio = rischio licenziamento
📌 Previsti anche diritti su sede e trasferimenti
La Legge 104 oggi tutela le relazioni reali, non solo quelle anagrafiche. Ma richiede rigore, correttezza e responsabilità nell’utilizzo dei benefici.