Il Governo interviene con decisione contro l’aumento della violenza giovanile. Con il nuovo decreto sicurezza, arriva una stretta senza precedenti: porto di coltelli vietato, sanzioni penali più dure e multe salate ai genitori dei minorenni che vengono sorpresi armati. L’obiettivo è rafforzare l’ordine pubblico e prevenire episodi sempre più frequenti di aggressioni e intimidazioni nelle città.
Il provvedimento introduce un divieto assoluto di porto di coltelli con lama superiore ai 5 centimetri. La novità più rilevante è che la condotta non viene più trattata come una semplice contravvenzione, ma diventa reato penale.
Chi viene trovato armato rischia:
Si tratta di un cambio di paradigma: la presenza di armi bianche viene considerata una minaccia diretta alla sicurezza pubblica.
Quando il reato è commesso da un minorenne, il decreto introduce una responsabilità diretta per chi è tenuto alla sua sorveglianza. In pratica, i genitori.
È prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori o dei tutori, qualora il minore venga sorpreso con un coltello vietato. La norma punta a rafforzare il dovere di vigilanza familiare, ritenuto centrale nella prevenzione dei comportamenti violenti.
Il decreto interviene anche sul fronte commerciale. Viene introdotto il divieto di vendita ai minorenni, anche tramite e-commerce e piattaforme digitali, di armi cosiddette “improprie”: coltelli, lame e strumenti da punta o taglio che, pur non nascendo come armi, possono essere usati per offendere.
I controlli sono affidati all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).
Per chi viola il divieto sono previste:
Un’altra novità rilevante è l’istituzione di un registro elettronico delle vendite. I venditori dovranno annotare quotidianamente ogni operazione relativa a strumenti da taglio.
Chi non rispetta l’obbligo rischia:
La misura mira a rendere tracciabile la circolazione di oggetti potenzialmente pericolosi.
Il decreto sicurezza amplia anche i poteri delle forze dell’ordine in altri ambiti:
Il provvedimento introduce le cosiddette “zone rosse”, aree urbane individuate dai prefetti dove la vigilanza sarà rafforzata. In queste zone potranno essere disposti provvedimenti di allontanamento per soggetti già segnalati all’autorità giudiziaria.
Negli stadi, invece, sarà possibile utilizzare sistemi di riconoscimento facciale e biometrico basati sull’intelligenza artificiale, attivabili solo in caso di reati e nel rispetto delle norme sulla privacy.
Il nuovo decreto segna una stretta decisa su sicurezza e violenza giovanile:
Una linea dura che punta a prevenire i reati prima che accadano, intervenendo non solo sui responsabili diretti ma anche sull’ambiente familiare e commerciale che li circonda.